"Ti scanno come un maiale": estorsione dal carcere di Bari a un imprenditore, cinque arresti

Video “Io te lo giuro su mio figlio che ti scanno come un maiale…”; “Come ti prendo in mezzo alle mani ti svito la testa …”: erano di questo tenore le minacce che un affiliato a uno storico affiliato di un clan barese riusciva a far arrivare a un imprenditore di Trani, anche mentre era detenuto in carcere. L’estorsore utilizzava uno smartphone, che era stato illecitamente introdotto nel penitenziario, per poter continuare le sue attività illecite, avvalendosi dell’aiuto di quattro emissari, ai quali era demandata la riscossione delle somme. Le cinque persone sono state arrestate dai finanzieri del Gico di Bari e della Compagnia di Trani del Comando provinciale della Bat (guidati dal colonnello Christian Rutigliano e dal colonnello Pierluca Cassano)  in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale Giuseppe Ronzino, su richiesta della Dda. Sono accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le persone arrestate sono Alessandro e Nicola Corda (zio e nipote, di 36 e 26 anni); Rosa Fiore (di 40 anni); Francesco Cirillo (45 anni) e Giuseppe Vitolano (24 anni). Le indagini sono partite in seguito all’analisi di alcuni telefoni sequestrati in carcere, nell’ambito di un’altra inchiesta. Chiarissimi i messaggi di cui era destinatario un imprenditore, al quale venivano chieste somme di denaro in cambio di una paventata “protezione”. Le richieste estorsive partivano da un uomo detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata, il quale esercitava fortissime pressioni sulla vittima, lasciandole intendere che le conseguenze del mancato pagamento del pizzo si sarebbero potute abbattere sull’intera famiglia e prospettandogli anche minacce di morte: “Tu vuoi campare, eh? E mi devi togliere il debito!”; di Chiara Spagnolo

«Pronti a chiedere i danni allo Stato»

di Maria Rosa Tomasello wROMA Lo Stato si prepara a pagare un prezzo molto alto per avere restituito al Kazakistan Alma Shalabayeva e sua figlia. «Stiamo valutando l’opportunità di un’azione risarcitoria perché i danni, morali e materiali, sono ingentissimi. Dobbiamo avere l’input dei clie

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