JESI «La lirica non può essere un privilegio per pochi o per chi si aspetta di trovare in teatro ciò che già conosce. L'arte si deve preoccupare di dare stimoli, di provocare, di disturbare». Per questo il Don Giovanni di Mozart del regista inglese Graham Vick, in scena il 4 ottobre al Tea
JESI «La lirica non può essere un privilegio per pochi o per chi si aspetta di trovare in teatro ciò che già conosce. L'arte si deve preoccupare di dare stimoli, di provocare, di disturbare». Per questo il Don Giovanni di Mozart del regista inglese Graham Vick, in scena il 4 ottobre al Tea
(segue dalla prima pagina) da parte di quanti, giustamente, hanno aiutato i libici a disfarsi del loro sanguinario rais. Tagliata la testa dell'imprevedibile colonnello, l'Occidente ha consegnato lo "scatolone di sabbia" ad una guerra civile tanto irrazionale quanto inarrestabile. Le tribù
(segue dalla prima pagina) da parte di quanti, giustamente, hanno aiutato i libici a disfarsi del loro sanguinario rais. Tagliata la testa dell'imprevedibile colonnello, l'Occidente ha consegnato lo "scatolone di sabbia" ad una guerra civile tanto irrazionale quanto inarrestabile. Le tribù
(segue dalla prima pagina) da parte di quanti, giustamente, hanno aiutato i libici a disfarsi del loro sanguinario rais. Tagliata la testa dell'imprevedibile colonnello, l'Occidente ha consegnato lo "scatolone di sabbia" ad una guerra civile tanto irrazionale quanto inarrestabile. Le tribù