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Chi prepara il futuro nel quale opereremo? Lo prepara chi lo affronta come orizzonte da immaginare, prefigurandolo creativamente attraverso quella narrazione che comunemente conosciamo come "fantascientifica"? Oppure coloro che, attraverso l'investigazione scientifica, l'innovazione tecnologica e le sfide produttive e imprenditoriali, fanno da concreti battistrada verso il mondo di domani? La domanda, ovviamente, è retorica ma cade nel contesto opportuno. Si sono infatti appena concluse le giornate, fitte di appuntamenti e affollate di pubblico, del PIW - il Pavia Innovation Week. Un festival sull'innovazione, dispiegata nei più diversi ambiti, che ha validamente fatto il suo debutto in città. Pavia Innovation Week si conclude ed ecco che, di qui a pochi giorni, vale a dire giovedì prossimo, l'ateneo pavese, alla Facoltà di Lettere, propone un evento "Visioni, mappe, coscienza del futuro" per celebrare il centenario della nascita di Lino Aldani (1926-2009), lo scrittore, originario di San Cipriano Po, ritenuto il capostipite della narrativa fantascientifica italiana. Le sue opere sono state tradotte in una dozzina di lingue e ora le sue carte, conferite dalla famiglia, saranno conservate - a disposizione degli studiosi - presso il Centro Manoscritti della nostra università. La coincidenza, e l'evidente continuità di temi che collegano e creano un fecondo cortocircuito fra questi due eventi, aiuta a rispondere alla domanda iniziale. Quella su chi prepara il futuro nel quale operemo. È una coincidenza, e una continuità, magari da sviluppare in ulteriori incontri, che mette in chiaro come il futuro, prima ancora di essere costruito con pragmatiche realizzazioni, viene pensato. E oggi, nella maggior parte dei casi, non sono i cittadini a farlo, né i governi, spesso in affanno nel fronteggiare scenari in quotidiana evoluzione. A interrogare e a pensare il futuro sono ancora, solitamente, gruppi ristretti, imprese, centri di ricerca, soggetti che possiedono strumenti e linguaggi adeguati. L'innovazione nasce lì, in una capacità di immaginazione che, finora, non è diffusa, ma concentrata in ambiti selettivi e ristretti. Per questo colpisce la coincidenza tra la chiusura del Pavia Innovation Week e l'evento che l'ateneo pavese dedica a Lino Aldani, padre della fantascienza italiana. L'evento che giovedì 16 alle 18 si tiene in Aula VII della Facoltà di Lettere non è soltanto un omaggio letterario a Lino Aldani, scrittore di spessore, che merita di essere apprezzato e letto. È l'occasione per mettere in relazione due piani che raramente dialogano: quello dell'innovazione e quello dell'immaginazione. La fantascienza, infatti, quando non è mera evasione di consumo, lavora esattamente su questo crinale. Non descrive mondi lontani per distrarre dal presente, ma costruisce scenari possibili. Anticipa contesti, mette alla prova ipotesi, prova a capire dove ci porteranno le trasformazioni tecnologiche prima che diventino esperienza quotidiana. In questo senso, svolge una funzione che oggi è preziosa e decisiva: quella di prepare i cittadini a immaginare le conseguenze, sulle loro vite, dei cambiamenti in corso. E interrogarsi sul ruolo che responsabilmente possono, e vogliono, esercitare su questi mutamenti. Poiché viviamo dentro innovazioni che non siamo stati educati a comprendere fino in fondo. La questione, allora, è che servono più che mai strumenti, linguaggi, momenti di divulgazione e formazione che - come ha fatto il PIW - educhino i cittadini. Tengano assieme scienza e cultura, ricerca e immaginazione. Una sfida che Pavia ha già accolto. E sulla quale deve continuare a puntare. Tenendo insieme ciò che altrimenti rischia di rimanere separato: l'innovazione come pratica e l'immaginazione come competenza.