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san martino siccomarioNel cuore del Pacifico meridionale, sull'isola di Tanna, la modernità sembra un'eco lontana. Qui, dove il vulcano Yasur sputa fuoco da millenni e la giungla avvolge i villaggi in un verde impenetrabile, il tempo scorre secondo regole antiche. È in questo scenario primordiale che Martin Butler e Bentley Dean ambientano "Tanna" (2015), un film - stasera alle 21:15 al Movieplanet di San Martino Siccomario per la rassegna "Visioni dal Mondo" curata da Marco Mariani, Luigi Riganti e Cristina Francese - che risulta essere straordinario per la sua autenticità, capace di raccontare una storia universale d'amore e ribellione con gli strumenti e i volti di una cultura che raramente ha trovato spazio sul grande schermo. Girato interamente sull'isola di Tanna, parte della Repubblica di Vanuatu, Tanna è un dramma romantico e un atto politico ispirato a fatti realmente accaduti negli anni '80 e rievoca il mito di Romeo e Giulietta con la potenza di un racconto che nasce dal seno di una comunità vivente. Butler e Dean, infatti, non si sono limitati a osservare la popolazione Yakel (nessuno degli attori è professionista e li sentiamo parlare la loro lingua locale, il 'Nauvhal'): hanno vissuto con loro per mesi, condividendo la vita quotidiana, apprendendo la lingua e costruendo insieme la sceneggiatura.Il risultato è un film che non parla di un popolo, ma con un popolo. Nonostante la semplicità apparente della trama, il film tocca temi profondi: il rapporto tra tradizione e cambiamento, l'autonomia delle donne in una società patriarcale, il conflitto tra emozione e ordine sociale. L'amore di Wawa e Dain diventa un catalizzatore di trasformazione culturale: la loro tragica scelta spinge i capi tribali a interrogarsi sul valore della libertà individuale e a introdurre, per la prima volta, la possibilità dei matrimoni d'amore. Ecco perché "Tanna" è un racconto di ribellione e di progresso, un documento di memoria collettiva e una testimonianza visiva di un mondo che rischia di scomparire sotto la pressione della globalizzazione. Un film ancora (più) potente dieci anni dopo. --Giacomo Aricò