Il libro di Ettore Cantù sull'Ultrapadum del Trecento

CASTEGGIOUno spaccato della vita del Trecento nell'Ultrapadum, da Piacenza a Varzi, attraverso le leggi che regolavano i territori. È quanto emerge dal nuovo libro dello studioso di storia locale stradellino Ettore Cantù, "Vita e norme negli Statuti dell'Ultrapadum in età Viscontea" (Libreria Ticinum Editore) che sarà presentato oggi pomeriggio, alle 16.30, nella sala sotterranea della Certosa Cantù di Casteggio (ingresso libero fino ad esaurimento posti), su iniziativa del Museo Archeologico. «L'idea di confrontare gli statuti di Piacenza, Pavia, Castel San Giovanni, Stradella, Voghera e Varzi mi è venuta riprendendo in mano il volume "Gli Statuti di Stradella" del 1991, sui testi che avevo trovato nell'Archivio di Stato di Milano - spiega l'autore -. L'esame di questi statuti ci regala un quadro eccezionale della vita del Trecento, periodo di grandi cambiamenti: dai Comuni si passa alle Signorie, riprendono i commerci e l'economia dopo l'epidemia di peste, è il secolo della cultura con Dante e Petrarca. A livello locale, c'è un fiorente commercio tra la Repubblica marinara di Genova verso Voghera e Piacenza e riparte l'economia agricola con la coltivazione della vite». In questo quadro, nasce la figura del cittadino rurale e negli statuti vengono riportati diritti e doveri di difesa del cittadino, norme di difesa dei consumatori e codificate le pene per i diritti civili e penali. «Le pene nei Comuni erano severissime, a Voghera, Varzi e Piacenza c'era la pena capitale, a Stradella, invece, si era condannati all'esilio - aggiunge Cantù -. A Varzi le pene erano severe probabilmente per la presenza di forestieri dovuta al commercio lungo la Via del Sale. C'era poi una grande osservanza delle leggi religiose, soprattutto per quanto riguardava la battaglia contro le eresie».--Oliviero Maggi