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m. grazia piccalugaL'oceano ricopre il 71 per cento della superficie terrestre. Ma se si provasse a concentrare tutta l'acqua e a confrontarla con la superficie totale del pianeta (510.065.285 km²) sembrerebbe una goccia. La profondità media degli oceani è (solo) di 3800 metri, quasi una pellicola che avvolge la Terra. La simulazione è stata fatta dall'United States Geological Survey, il servizio geologico americano. Ed è una metafora illuminante di quanto l'acqua sia una risorsa preziosa, da preservare.Oggi, alle 15.30, al Giardino Botanico di Pietra Corva Marco Cattaneo, direttore del National Geographic Italia, terrà una conferenza dal titolo "Quanta poca acqua c'è". Milanese, una laurea in Fisica, Marco Cattaneo è un veterano del giornalismo scientifico. Per l'occasione dialogherà con il collega Mauro Querci. Cattaneo, in questi giorni a Pavia vedrà il Ticino in discreta salute. Ma solo fino a un paio di mesi fa era in secca. E accade sempre più di frequente. Cosa succede ai fiumi?«Accade quello che molti ancora si ostinano a non vedere: il cambiamento climatico. Un fenomeno cresciuto con un progressione rapida negli ultimi 40 anni. E il futuro non è roseo».Non la pensano così i negazionisti. Il presidente Trump per primo.«Molti governi parlano addidittura di truffa green. E c'è chi ogni volta rivanga vecchi picchi di temperatura del passato per dimostrare che è sempre accaduto. Peccato che quegli eventi fossero molto diluiti nel tempo e non concentrati come accade oggi». Cosa dicono gli scienziati?«La Fondazione CMCC, Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, il più importante gruppo di esperti di climate change in Italia, ha elaborato i rapporti dell'IPCC, l'Intergovernmental Panel on Climate Change, mostrando che dal 2025 l'Italia potrà essere spaccata in due: al nord un lieve aumento delle precipitazioni che saranno però sempre più concentrate e violente, come abbiamo visto negli ultimi anni in Emilia o in Toscana, e al sud una diminuzione delle piogge con rischio desertificazione».I primi a farne le spese saranno gli agricoltori.«Già ora la pianura padana si trova ad affrontare periodi di siccità e poi improvvise grandinate che devastano i campi. I viticoltori in Trentino spostano le viti sempre più in alto, in Sicilia il mango ha preso il posto degli agrumi e al nord si coltivano più pomodori che al sud». Anche i ghiacciai alpini si stanno ritirando.«Dovrebbero alimentare i fiumi e portare acqua in pianura. E anche questo influisce negativamente sull'agricoltura che, a livello globale, è il settore che consuma il 70% dell'acqua. Ci sono anche alcune attività umane in conflitto con il fabbisogno di acqua».Quali?«La produzione di energia idroelettrica ad esempio: favorisce un territorio a monte e ne svantaggia un altro a valle. E poi toglie acqua destinata ad altri consumi. Un'altra azione priva di senso è la produzione di neve artificiale. Per gli impianti sull'Appennino sono stati stanziati di recente fondi per sparaneve più potenti. Ma è esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare. Se il clima cambia a cosa serve incistarsi sul passato? A un'amministrazione avveduta non converrebbe piuttosto pensare a come cambiare la proposta turistica dove il clima sta mutando?». --