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L'Europa dei «volenterosi» a trazione anglo-francese non ha ancora confini ben definiti ma uscirne fuori avrebbe conseguenze inevitabili sul peso dell'Italia all'interno dell'Ue. È su questa linea che, da qui alle prossime settimane, Giorgia Meloni dovrà muoversi, sulla scia della videocall organizzata da Starmer. Un appuntamento al quale Meloni all'ultimo ha scelto di partecipare, mantenendo i suoi distinguo rispetto a Londra e Parigi. A cominciare da un punto: la determinazione a inviare truppe di peacekeeping in Ucraina. Sono stati una quindicina - inclusi i vertici delle istituzioni comunitarie Von der Leyen e Costa - i leader europei a partecipare alla riunione di Londra. Leader europei, non necessariamente parte dei 27. La Slovacchia e l'Ungheria, appaiono sempre più 2 corpi estranei. Allo stesso tempo, al di là della Gran Bretagna, con Paesi come Norvegia o Islanda, che non sono parte dell'Ue, la cooperazione è strettissima. Turchia Perfino la Turchia sta rientrando nell'alveo degli interlocutori più assidui. In questo contesto, e in attesa dell'ufficialità del cancellierato di Merz, si muove una triade animata da un rinnovato dinamismo, quella di Londra, Parigi e Berlino. Le tre capitali sono le principali promotrici della missione dei «volenterosi» a garanzia della sicurezza dell'Ucraina. Iniziativa che, per Meloni, in questo momento non è percorribile. Sul dossier né Starmer né Macron faranno passi indietro. Il tema sarà centrale al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Ed è destinato a sfiorare anche il Consiglio Affari Esteri di lunedì, dove a tenere banco sarà il piano ideato dall'Alto Rappresentante Kaja Kallas per fornire aiuti militari da 40 miliardi a Kiev, sempre sulla base della volontarietà. Per questo, la partita di Meloni in Ue in questa primavera si preannuncia non facile. Trump E neppure la vicinanza a Trump può esserle di grande aiuto: da un lato il decisionismo di Macron non prevede emissari al di fuori di lui stesso; dall'altro, in diverse cancellerie europee, il presidente Usa in questo momento, è ritenuto tutt'altro che affidabile. Uscire dalla coalizione dei «volenterosi», per l'Italia, avrebbe diversi effetti collaterali, innanzitutto sul peso di Roma sul futuro dell'Ucraina. Ma potrebbe danneggiare anche la reputazione della premier italiana a Bruxelles. Non a caso, Meloni alla fine ha scelto di partecipare alla videocall di Londra. E tutti i presenti, questa volta senza eccezioni, hanno trovato una netta convergenza sull'opportunità di aumentare la pressione su Mosca perché si sieda al tavolo dei negoziati. A creare più di un grattacapo alla premier è anche il piano per il riarmo dell'Ue, sostenuto a vele spiegate sia da Parigi che da Berlino. Qui, per Giorgia Meloni, il problema è anche interno, e ha le fattezze di Matteo Salvini. La risoluzione di maggioranza che approderà alla Camera per le comunicazioni della premier in vista del summit Ue resta un rebus complicato. Il pressing affinché la parola «riarmo» sia espunta dal testo sembra sia andato a buon fine. La trattativa tra FdI, Lega e FI entrerà nel vivo domani. --