Blocco davanti alla logistica 36 manifestanti a processo

Sandro Barberis / broni

Erano stati giorni di tensione altissima nell'autunno 2019, di fronte ai cancelli della logistica "Gottardo" nel polo di Broni. Per quattro giorni un gruppo di manifestanti aveva bloccato gli accessi, chiedendo condizioni migliori per i dipendenti che all'epoca dei fatti facevano riferimento alle cooperative Winlog e ProjectEco.

le accuse

Ora a 36 manifestanti, in particolare del sindacato SiCobas, quelle protestano costano un processo penale. La prima udienza si è tenuta ieri, ma si è aperta subito con un rinvio. Il processo entrerà nel vivo il prossimo 17 gennaio. Le contestazioni a vario titolo per gli imputati sono quella di manifestazione non autorizzata e senza preavviso e violenza privata per aver impedito l'accesso ai camionisti nella logistica di Broni. In particolare le violazioni sulla manifestazione non autorizzata fanno riferimento a due articoli di un regio decreto del 1931.

Nel procedimento sono parti offese una ventina di autotrasportatori a cui era stato impedito di entrare nella logistica bronese, che all'epoca dei fatti garantiva i servizi per il gruppo Tigotà che commercializza prodotti per l'igiene personale e domestica.

Nello specifico la manifestazione si era svolta dal 30 settembre al 4 ottobre, quando i manifestanti si erano fermati davanti ai cancelli. Era intervenuta anche la polizia in assetto antisommossa.

A processo ci sono alcuni esponenti di vertice del sindacato SiCobas, particolarmente attivo nelle contestazioni sindacali nel settore delle logistiche, e molti lavoratori, tutti nati all'estero.

In particolare, alla sbarra ci sono i dirigenti sindacali Mohamed Arafat, Massimiliano Donadelli, Gianluca Franciosi e Ruben Mondovì già finiti a processo (e in diversi casi a Pavia assolti) per vicende analoghe. A difendere sindacalisti e manifestanti sono gli avvocati Eugenio Losco di Milano, che rappresenta 35 imputati, e Giulia Stringa di Pavia, che rappresenta uno dei rinviati a giudizio. I sindacalisti nel processo rivendicheranno il diritto alla protesta, anche dura, per chiedere migliori condizioni dei lavoratori.

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