Rogo alla Eredi Bertè, 4 anni all'ex titolare
Maria Fiore / MORTARAUna condanna a quattro anni e il risarcimento delle parti civili, tra cui il Comune di Mortara, primo danneggiato, secondo l'accusa, dalla vicenda. È la sentenza decisa nel pomeriggio di ieri dalla giudice Elena Stoppini per Vincenzo Bertè, 55 anni, ex titolare della Eredi Bertè distrutta da un incendio il 6 settembre 2017. Un rogo doloso, secondo il pubblico ministero Paolo Mazza, che aveva chiesto una condanna a 5 anni. E la tesi di un incendio appiccato in maniera volontaria alla montagna di 17mila metri cubi di rifiuti accatastati in maniera illegale è stata condivisa dalla giudice, che ha stabilito anche una provvisionale di 50mila euro al Comune di Mortara, parte civile con l'avvocata Anna Maria Ghigna (la richiesta complessiva del Comune è di 400mila euro di danni), e di 25mila euro all'associazione Futuro sostenibile in Lomellina, rappresentata dall'avvocata Loriana Zanuttigh. La difesa di Bertè, sostenuta dall'avvocata Perla Sciretti, aveva chiesto l'assoluzione. Dopo le motivazioni del verdetto potrà fare appello. la requisitoria Nella sua requisitoria il pm Mazza ha ricostruito la vicenda dal punto di vista dell'accusa. Il rogo, rimasto attivo per giorni, con tutte le conseguenze del caso in termini di preoccupazione tra la popolazione, per la procura fu appiccato in maniera volontaria, con un accendino di colore nero. A indicarlo con queste precisione è stata, nel corso del processo, la principale accusatrice di Bertè, l'ex moglie Sabrina Zambelli. Una testimonianza «attendibile» per la procura, e coerente con l'idea emersa dagli accertamenti eseguiti nel corso delle indagini: e cioè che l'incendio fu appiccato con l'obiettivo di bruciare rifiuti che erano stati accumulati senza controllo all'interno dell'impianto. L'imputato, che era stato all'inizio accusato di incendio colposo (il capo di imputazione era stato modificato nel corso del processo in incendio doloso) si era difeso spiegando che l'incendio «era stato dovuto ad un problema elettrico» e confermando solo «di aver accumulato solo più rifiuti del dovuto, perché non sapevo dove metterli». l'altro filoneSulla vicenda è in corso anche un altro processo, che si sta svolgendo davanti al collegio presieduto da Daniela Garlaschelli e dove Bertè è imputato insieme ad Andrea Biani (avvocato Perla Sciretti), all'epoca dei fatti amministratore della Eredi Bertè Recology, e Vincenzo Ascrizzi (avvocato Domenico Ascrizzi), all'epoca titolare della Mwr. In questo procedimento le accuse riguardano reati di tipo fiscale e l'accusa di riciclaggio, contestazioni legate al fallimento della ditta. La sentenza è prevista per dicembre. --