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Essere considerati «a rischio» perché si è avuto un tumore in passato e, per questo, vedersi negati diritti fondamentali come la possibilità di lavorare, accendere un mutuo o chiedere l'adozione di un bambino. All'unanimità, l'Aula della Camera ha ieri dato il prima via libera alla legge sull'oblio oncologico, che proprio a queste discriminazioni nei confronti degli ex malati di cancro intende porre finalmente fine, facendo sì che l'Italia si allinei ai vari altri Paesi europei che già da tempo si sono dotati di queste norme di civiltà.«Si compie così il primo passo per introdurre l'oblio oncologico anche in Italia. Un risultato - afferma il ministro della salute, Orazio Schillaci - che premia il lavoro compatto di tutte le forze politiche e l'impegno delle associazioni dei pazienti che, da anni, rivendicano questo diritto». Un traguardo notevole, se si pensa che in Europa vivono circa 500.000 persone guarite da un tumore che le aveva colpite in età pediatrica, di cui circa 50.000 in Italia. La Proposta di legge, approvata a Montecitorio con 281 voti a favore e nessun contrario, passa ora al Senato e l'auspicio è che l'approvazione definitiva avvenga in tempi rapidi. Il testo definisce il diritto all'oblio oncologico come il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica di non fornire informazioni né essere oggetto di indagini sulla propria pregressa condizione patologica.Nella vita di ogni giorno, questo significa ad esempio garantire agli ex malati un accesso senza complicazioni ai servizi bancari, finanziari e assicurativi. È una «risposta concreta per la vita dei cittadini», afferma Maria Elena Boschi, relatrice del provvedimento. «Per una volta - commenta Marco Furfaro (Pd) - possiamo dire che la politica ha dato un bello spettacolo». --