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il raccontoLaura Anello / PALERMOSi scappa. Si scappa dai paesi in riva al mare, si scappa dall'entroterra, si scappa dalle campagne colme di pini e di ginestre infuocate, si scappa dalle ville intorno alle città, si scappa da quartieri di Palermo assediati dal fumo e dalla puzza di bruciato, se non dal fuoco. Si scappa, e c'è chi non riesce a farlo in tempo, come i due anziani trovati carbonizzati in una villetta nel territorio di Cinisi, vicino all'aeroporto di Punta Raisi. Si chiamavano Salvatore Cometa di 78 anni e Teresa Monastero di 76, e sono morti nella casa di villeggiatura dove trascorrevano da anni l'estate. Mentre due operatori della forestale (Ciro Cavataio di 61 anni, e Rosario Tiversia, di 52) sono ricoverati all'ospedale Civico di Palermo, «in condizioni serie» - dicono i medici - per ustioni riportate sul campo. Aeroporto che chiude anch'esso, per tre ore, ieri mattina, nel momento più critico della giornata, mentre il vento di scirocco a quaranta nodi alimenta gli incendi che circondano Palermo come mai si è visto, mentre gli ospedali minacciati dal fuoco trasferiscono i malati, e mentre la Protezione civile emana il più angoscioso degli appelli: «Uscite di casa il meno possibile, emergenza diossina», dicono quando l'aria diventa grigia e brucia la gola. È la paura più grande, dovuta al fatto che è andata a fuoco una vasca della discarica dei rifiuti di Palermo, dove si combatte la battaglia più aspra, alla luce di una torre-faro montata per lavorare senza interruzioni tutta la notte, con quintali di terra gettati sulle fiamme. Se dilagano le fiamme alla discarica è la fine, sia per le esalazioni nocive sia per il sistema di raccolta dei rifiuti che rischia di andare in tilt. Bisogna aspettare la sera, perché il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, in prima fila per 24 ore senza soste, rassicuri: «Le centraline poste dall'Agenzia regionale protezione ambiente nei punti più critici non hanno rilevato segni di sostanze tossiche nell'aria». Un refolo di speranza dopo una giornata da bollettino di guerra, con quattrocento interventi dei vigili del fuoco in Sicilia e altre trecento segnalazioni in attesa di intervento. Brucia tutto: brucia la riserva di Capo Gallo sopra Palermo, con i residenti delle eleganti ville di Mondello sfollati nella notte; brucia l'area boschiva intorno al tempio di Segesta, con le fiamme che avvolgono le colonne millenarie; brucia la chiesa quattrocentesca del convento di Santa Maria di Gesù, danneggiata pesantemente, con i frati che riescono a fatica a mettere in salvo la mummia venerata di San Benedetto il Moro, compatrono di Palermo. Le fiamme lambiscono il cimitero, le tombe solenni dei Florio, la sepoltura di Paolo Borsellino. Bruciano i boschi intorno ai paesi-gioiello delle Madonie; brucia il parco dei Nebrodi. Bruciano Erice e Pantelleria. Bruciano i vigneti preziosi, bruciano gli allevamenti. Il fuoco minaccia pure Cefalù, lambita da un incendio partito dalle montagne che la sovrastano. Scappano i cittadini, scappano i turisti, la paura arriva anche a San Vito Lo Capo, con la sua spiaggia caraibica. Sono tutti in campo: Protezione civile, vigili del fuoco, corpo forestale, volontari, ma molti devono arrangiarsi da soli, lanciando appelli sui social: «I pompieri non rispondono, veniteci a salvare». Per Legambiente occorre mobilitare l'Esercito, e in fretta, mentre cresce l'indignazione per un piano criminale che non si può spiegare certo con il gesto di qualche piromane o con la casualità del mozzicone di sigaretta gettato tra gli sterpi. Un piano perfetto, nel cuore di giorni roventi, proprio mentre si alzava lo scirocco. Un piano mafioso, come dicono in tanti: istituzioni, cittadini, ambientalisti. Il presidente della Regione, Renato Schifani, è pronto a dichiarare nella giunta di oggi lo stato di calamità e chiedere al governo nazionale il riconoscimento dello stato di emergenza. La conta dei danni è ancora lontana da chiudersi, ma sarà a molti zeri. La sera, arriva il maestrale atteso da giorni, quando ancor prima degli incendi si boccheggiava sopra i 45 gradi. Resta un velo di fuliggine anche dentro le case, resta il dolore per la Sicilia colpita al cuore. --© RIPRODUZIONE RISERVATA