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il casoAlessandro Di Matteo / romaSul salario minimo la maggioranza fa un passo di lato, l'apertura fatta filtrare nei giorni scorsi si concretizza con una proposta che alle opposizioni piace solo a metà: mettere da parte tutti gli emendamenti, compreso quello che sopprimerebbe la proposta di legge delle minoranze, e rinviare tutto a settembre, quando verosimilmente sarà pronto anche il contro-piano del centrodestra. Per le minoranze è una mezza vittoria che non si voti l'emendamento soppressivo, ma sul rinvio a settembre la risposta è un «no» secco. L'annuncio della maggioranza arriva da Walter Rizzetto, FdI, presidente della commissione Lavoro che questa sera, in teoria, avrebbe appunto dovuto votare sull'emendamento presentato dal centrodestra per cancellare la proposta unitaria di Pd, M5s, Verdi-Sinistra e Azione. La maggioranza cerca di evitare di mettere la faccia sul no al salario minimo, atto assai impopolare stando ai sondaggi, e prova anche a incunearsi tra le opposizioni, provando a solleticare il pragmatismo di Azione ribadito ogni giorno da Carlo Calenda. La mossa arriva a fine giornata, dopo che le opposizioni avevano ribadito la loro richiesta alla maggioranza di ritirare l'emendamento. Era stato il Pd a convocare la riunione di tutti i firmatari della proposta che introdurrebbe una paga minima oraria di 9 euro. La segretaria Elly Schlein sa bene che la priorità è tenere unita la "strana alleanza" che è riuscita a comporre sulla lotta ai salari poveri, e qualche segnale d'allarme c'era stato. Ieri mattina, per esempio, Carlo Calenda in tv aveva giudicato «molto bene» l'apertura della presidente del Consiglio, aggiungendo: «Se la destra presenta un buon provvedimento lo voteremo». Giuseppe Conte, d'altro canto, si mostrava poco convinto del dialogo e insisteva per una linea dura: «Qual è l'apertura sul salario minimo? Per noi contano le proposte concrete, non i retroscena». Sfumature emerse anche durante la riunione dei capigruppo di opposizione di ieri pomeriggio, con il M5s, raccontano, molto determinato nell'andare alla conta, senza concedere nulla al «bluff» della maggioranza, come viene definito dai 5 stelle. Alla fine però la linea è stata unitaria, anche Azione non poteva accettare che la maggioranza tenesse in piedi l'emendamento soppressivo: «Devono ritirarlo - diceva Matteo Richetti dopo l'incontro -. Non è pensabile avviare un dialogo se inizi mettendomi un dito nell'occhio». E la nota comune delle opposizioni ribadiva su questa linea. All'ora di cena Rizzetto gioca il suo rilancio: «Ho avanzato alle opposizioni una proposta che va verso il dialogo e il confronto sulla proposta di legge sul salario minimo: non votare nessun emendamento domani ed arrivare in aula per poi approvare una sospensiva alla proposta per approfondire ancora il dibattito». Approfondire il dibattito significa anche dare tempo alla maggioranza di mettere in campo una propria controproposta. Il centrodestra non intende accettare il salario minimo delle opposizioni e punta a mettere sul tavolo un proprio pacchetto di misure, dalla detassazione della contrattazione di secondo livello a un salario minimo limitato ai settori scoperti dalla contrattazione collettiva. «Misure in linea con quelle proposte dalla Cisl», commenta un parlamentare Pd. «Vogliono provare a dividere anche il sindacato...». Ma, appunto, se il congelamento dell'emendamento soppressivo piace, il rinvio viene respinto al mittente. Per Conte è «una presa in giro». A nome di Azione risponde Richetti: «Non occorre nessuno voto di rinvio o sospensione perché al momento in calendario abbiamo la discussione generale. Iniziamo il lavoro parlamentare, senza ricatti da una parte e dall'altra». E Arturo Scotto, Pd, apprezza la proposta di non votare gli emendamenti, compreso il soppressivo («Vuol dire che la nostra strategia ha funzionato»), ma avverte: «Non ci interessa alcun rinvio e non lo sosteniamo». Di fatto, lo scontro continua, con la maggioranza che a questo punto dovrà votare da sola il rinvio a settembre. --© RIPRODUZIONE RISERVATA