La transizione ecologica e l'aumento dell'inflazione: una relazione complicata
Recenti rilevazioni mostrano che la corsa dei prezzi sta rallentando e già molte voci in Europa e Oltreatlantico si levano affinché le Autorità Monetarie allentino la stretta sui tassi d'interesse. Forse è presto per abbassare la guardia. L'allarme viene dalla Bundesbank, la Banca Centrale tedesca, che sottolinea come la transizione ambientale - il Green Deal è il nome del pacchetto di misure in materia presentato dalla Commissione Europea - è tutto meno che un pranzo di un pranzo di gala. La qualcosa nel linguaggio della Bundesbank significa anche minaccia d'inflazione.L'economia, a prescindere dalle diverse scuole, in generale ha la cattiva fama di "scienza triste". Viceversa si deve essere grati agli studiosi della materia in quanto obbligano ad impattare col principio di realtà. Il rivoluzionario Lenin pare dicesse che "i fatti hanno la testa dura". Guai dimenticarlo ed illudersi che il percorso di transizione ambientale avviato sia senza conseguenze negative. Le scelte, pur se necessarie, costano ed è bene attrezzarsi per tempo. Tra i problemi emergenti come effetto secondario della transizione ambientale vi è appunto l'inflazione. Isabel Schnabel del Comitato Esecutivo della BCE è tra i coniatori del termine greenflation. O inflazione verde perché legata all'implementazione per quanto attiene all'Unione Europea del Green Deal.In particolare la Commissione Europea lo propone come un piano d'azione molto rigido nella tempistica con l'obiettivo che l'Ue abbandoni più rapidamente possibile le fonti fossili. Una velocità forse eccessiva che oltre all'inflazione (anzi così alimentandola) espone l'UE medesima al pericolo di dare vantaggi in particolare sull'auto a competitor extra europei e di favorire un espatrio industriale verso gli USA per minori costi dell'energia. Un finale con deindustrializzazione e prezzi più alti è un pericolo che andrebbe evitato. Tutte problematiche ad alta intensità politica. Difatti la Commissione Europea ha dato la stura ad un duro scontro tra i partiti che segnala gli squilibri indotti dalla transizione ambientale. A partire dall'inflazione che, se anche green, ha pesanti effetti distributivi sociali.Tra l'altro latenti vi sono tutte le premesse che la pausa inflattiva del momento sia fragile e che l'effetto sui prezzi da Green Deal possa capovolgere l'attuale tendenza. Il motivo è che la recente prassi delle Autorità Monetarie di monetizzare di fatto i debiti degli Stati fa dell'inflazione una fiamma nascosta, ma pronta ad esplodere. È facile dunque che le spinte sui prezzi delle politiche ambientali trovino già tutta la "benzina inflattiva" necessaria.D'altronde il riscaldamento globale impone ineludibili scelte. Altrettanto vale per le sue conseguenze com'è la greenflation. Che può originare da adattamenti degli operatori economici alle politiche ambientali. Così il prezzo del gas può crescere come fattore sostitutivo del carbone. Ma anche questo può reagire a futuri cali di domanda, tagliando investimenti e offerta a sostegno del prezzo. Poi anche la richiesta delle "nuove" materie prime farà greenflation. Per questa ragione l'economista/banchiera tedesca ritiene un errore sottostimarne i danni. Per Schnabel correttamente cedere ad essa significa creare disordine economico che poi è piombo sulle ali della transizione ambientale.La greenflation è una duplice sfida. Da un lato spinge la politica contro l'autonomia del Banchiere Centrale per avere le mani libere con la scusa dell'ambiente. Dall'altro fa nascere nuove fratture sociali (i vincitori e i perdenti della transizione ambientale) su cui già si sta ridefinendo la lotta politica. Una sfida per la democrazia. Reggerà? È l'incognita politica della greenflation. --