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Andrea Siravo / MILANO«Ho un contratto a tempo indeterminato impostato su 40 ore settimanali (. ..) a 4, 39 euro all'ora, però siamo gravati da responsabilità molto maggiori rispetto alla nostra retribuzione...». Ferruccio T., come tanti altri suoi colleghi, è dettagliato quando racconta alle Fiamme Gialle il suo stipendio da fame. E i Finanzieri sono puntigliosi quando calcolano l'ottimo risultato operativo finanziario di Mondialpol, un colosso della sicurezza privata in Italia: passato dagli 82 milioni del 2017 ai quasi 210 milioni del 2021. Utili strepitosi e stipendi «sotto la soglia di povertà». Tanto che la Procura di Milano ha deciso d'intervenire commissariando l'azienda degli sceriffi privati. Così, dopo la Servizi Fiduciari Soc. Coop, società del gruppo della Sicuritalia, è stata messa sotto controllo giudiziario anche la Vedetta 2 Mondialpol che «impiega i lavoratori presso i clienti in condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno». Una situazione di «illegalità» che ad avviso del pm Paolo Storari «è indispensabile far cessare al più presto». L'inchiesta, condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano e che vede indagato il legale rappresentante Fabio Mura per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ha portato alla luce «retribuzioni sotto la soglia di povertà», di 5 euro e 37 centesimi l'ora previste dal livello D del contratto collettivo nazionale «Vigilanza privata e servizi fiduciari». Una somma che genera uno stipendio mensile da 930 euro lordi che, però, scende a 650 euro al mese una volta tolte le ritenute fiscali e previdenziali. Una cifra - come riportato da una recente sentenza della Corte di appello milanese - che «non è idonea a consentire al dipendente di evitare di vivere in condizioni di povertà». Ed è anche in contrasto con l'articolo 36 della Costituzione che assicura «il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa». Per gli inquirenti, «grazie alla situazione di sfruttamento lavorativo la società pare aver avuto ottimi risultati operativi». Ne sarebbe dimostrazione una «crescita continua e costante» negli ultimi sei anni, esclusa la parentesi Covid del 2020, in cui il fatturato della Mondialpol è quasi triplicato. Non tiene la tesi contrapposta finora nei contenziosi aperti davanti ai giudici del lavoro che i contratti, avallati dai sindacati, sono stati accettati dai lavoratori. Lo scorso maggio oltre 40 dipendenti della Mondialpol dei 4.742 a libro paga nel 2022 sono stati sentiti dagli investigatori delle Fiamme gialle: «Prendo 5 euro all'ora, senza nemmeno dieci minuti per la pausa pranzo», racconta Andrea T. C'è chi, invece, come Gretel G. che con un part-time al 62, 5% di 24 ore settimanali si mette in tasca «poco più di 450 euro». La soglia dei mille euro netti viene superata solo da chi la società riconosce «un bonus di 150 euro chiamato'assegno ad personam'- spiega Gerildo S. - Un premio di 130 euro circa, in relazione alle multe comminate (...) oltre a un trattamento di cento euro, previsto dallo Stato. In totale questi premi e bonus incidono sulla mia busta paga per un totale di 400 euro circa». Le cifre "record" vicine a 1.200 euro sono raggiunte dalla somma dei trattamenti integrativi a decine di ore di straordinario: «Per arrivare a tale cifra - ha riferito l'ex dipendente Simone N. - dovevo fare mediamente 15/20 ore di straordinario anche con turni da 12 ore soprattutto in giornate festive tipo Natale/Pasqua e anche in orario notturno». C'è poi un motivo comune che emerge dalla lettura di più audizioni ovvero la sensazione del ricatto: «In sede di firma (...) mi hanno ripetuto più e più volte se fossi disposto ad accettare la somma di 950 euro lordi, come compenso mensile. Ho avuto il sentore che fosse quasi una richiesta 'prendere o lasciare'». Tra le deposizioni si delinea anche un clima di minacce e ritorsioni fatte dai superiori in azienda a coloro che chiedevano un miglioramento della propria condizione. «In caso di lamentele da parte nostra (...) la risposta era'Questo è il lavoro, se non vi sta bene vi faccio fare i piantoni'- ha detto Roberto P. - Questa cosa, economicamente per me, non sarebbe stata conveniente in quanto ci andrei a perdere circa 250/300 euro netti al mese (...) So che anche ai miei colleghi è stata data la medesima risposta». Un quadro di «vero e proprio sfruttamento lavorativo perpetrato da anni ai danni di numerosissimi lavoratori, che percepiscono retribuzione'sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato perpetrato», osserva il pm nel decreto che dovrà essere convalidato da un giudice. --© RIPRODUZIONE RISERVATA