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il casoFrancesco Olivo / romaMatteo Salvini insiste sulla sua proposta di "pace fiscale", trova un alleato nel governo, Gilberto Pichetto Fratin, ma riceve la freddezza di Fratelli d'Italia e lo stop del direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini: «La lotta all'evasione è giusta, non è perseguitare». Il dibattito sulla tasse si accende e rischia di travolgere il percorso della delega fiscale, attualmente in Senato, che la maggioranza spera di approvare prima della sosta estiva. Il Pd, però ora dice apertamente di volerla ostacolare: «Consideriamo rotto il patto che era stato fatto con le opposizioni sul metodo di analisi e quindi presenteremo emendamenti sulla riforma fiscale, anche sulla parte già affrontata alla Camera, perché riteniamo grave la rottura da parte della maggioranza» dice il capogruppo al Senato Francesco Boccia. «C'era un'intesa politica per dare ai due rami del Parlamento lo stesso tempo di lavoro - spiega Boccia - ma ci viene vietato, chiedendo invece un'accelerazione inaccettabile. È un'umiliazione del ruolo del Parlamento e viene meno la fiducia politica». Le vicende della delega e quella del condono si incrociano fatalmente, come nota Matteo Renzi: «Salvini dice di voler fare il condono nella stessa settimana in cui inserisce nella delega fiscale la possibilità di andare a riprendere i denari direttamente dal conto corrente. È un grande gioco delle parti». La novità è che anche un ministro si schiera con Salvini: Pichetto Fratin. Il titolare dell'Ambiente dice la parola che i suoi colleghi erano stati attenti a non pronunciare: «Condono». «Al nostro Paese serve una grande riforma fiscale - dice il ministro dell'Ambiente - e se lungo il percorso fosse necessario intervenire per chiudere dei pregressi si potrebbe anche valutare un condono, guardando però ai suoi contenuti». Lo stop arriva dal direttore dell'Agenzia delle Entrate: «Il contrasto all'evasione non è volontà di perseguitare qualcuno, l'Agenzia è un'amministrazione dello Stato, non un'entità belligerante. È un fatto di giustizia nei confronti di tutti coloro che le tasse le pagano, e le hanno pagate anche a costo di sacrifici e nonostante l'innegabile elevata pressione fiscale, e di coloro che hanno bisogno del sostegno dello Stato, erogato attraverso i servizi pubblici con le risorse recuperate». Salvini, però, non cede: «Non posso pensare che un terzo degli italiani, tolti i minorenni, sono persone che hanno avuto un problema con il fisco. Non ce l'hanno fatta a pagare - continua il ministro - e dovrebbero essere aiutati non condannati».FdI si conferma molto fredda: «Nel momento in cui le proposte verranno avanti le si guarderanno per quello che sono - dice il capogruppo alla Camera, Tommaso Foti -. Se si vuole c'è il Consiglio dei ministri o il Parlamento per discuterne». Secca la censura delle opposizioni: «Che i nostri governanti incitino all'evasione e dicano che pagare le tasse è un fatto negativo è gravissimo - dice il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte -, così si rompe la pace sociale e si dà un segnale devastante per i cittadini onesti. È inaccettabile, è una subcultura tossica di governo». L'altra questione aperta resta quella dei balneari. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera formale alla mappatura delle spiagge. Si tratta del passaggio obbligato prima di eventuali gare per assegnare le concessioni. Il governo ieri ha approvato il decreto legislativo che istituisce la banca dati nella quale dovrebbero essere registrate tutte le concessioni (non solo balneari) che, secondo l'Unione europea, andrebbero potenzialmente messe a gara. La maggioranza, però, dopo aver promesso per anni ai balneari che non si sarebbe arrivati alla liberalizzazione del settore, prova a prendere ulteriore tempo. La mappatura, secondo fonti di governo, potrebbe dimostrare che non c'è il presupposto per applicare la direttiva Bolkestein (che prevede la liberalizzazione), ovvero la cosiddetta "scarsità della risorsa". Le categorie per il momento tirano un sospiro di sollievo: «Non abbiamo niente da temere dal censimento», dice Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari. Ma a Palazzo Chigi è chiaro a tutti che la partita con Bruxelles non si può chiudere così. --© RIPRODUZIONE RISERVATA