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Luca Simeonepavia«Per Pavia il prossimo Emblematico maggiore sarà nel 2025: per progettare qualcosa che possa consentire alla provincia di fare un salto di qualità bisogna iniziare a lavorarci adesso». Un messaggio chiaro quello lanciato dal neopresidente della Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone, che ieri pomeriggio al Borromeo ha partecipato alla presentazione dei sette progetti finanziati, per complessivi 8 milioni (5 dalla stessa Fondazione e 3 dalla Regione) nell'ambito dei cosiddetti Emblematici 2021.Professor Azzone, che indirizzo intende imprimere ala Fondazione?«La Fondazione è soggetto di assoluto rilievo per la capacità di agire sul territorio. Non vedo necessità di forti discontinuità rispetto a quanto fatto in questi anni con la presidenza Fosti e prima ancora Guzzetti. L'obiettivo è aggiornare all'oggi la missione della Fondazione, che è rafforzare le diverse comunità del nostro territorio - Lombardia più Novara e Verbania-Cusio-Ossola - molto integrato ma allo stesso tempo con forte biodiversità: ognuno ha dei punti forza, per Pavia la città, con l'Università, ma anche ad esempio l'agricoltura, per citarne solo due. Ecco perché la prima cosa che sto facendo è visitare le diverse province e incontrare, come ho fatto a Pavia, sindaco e presidente della Provincia per sentire anzitutto da loro le direzioni in cui si intende muovere il territorio: la nostra azione ha senso quanto più riesce a usare le risorse per progetti coerenti con lo sviluppo. Inoltre il rafforzamento si ottiene riducendo le disuguaglianze».In che modo?«Gli assi di intervento sono quattro. Anzitutto bisogna agire sui bisogni primari, in particolare povertà alimentare e povertà abitativa: se non riusciamo a garantire questo è difficile parlare di altro. Poi c'è il tema della povertà educativa: puntiamo a stimolare la capacità critica degli adolescenti, soggetti a infinite fonti di informazione. Talvolta però manca la capacità di discriminare l'informazione robusta dal fake. Poi la povertà digitale, non solo come alfabetizzazione e posti di lavoro legati al digitale, ma anche attenzione a tutte le classi di età, in particolare gli anziani: per loro la tecnologia può essere un aiuto ma anche una barriera all'accesso ai servizi. Pensiamo al caso del quotidiano digitale che porta a far sparire le edicole, o allo Spid. Infine il tema di fragili e diversamente abili, che resta un asse forte. Nulla di rivoluzionario, dunque, ma declinazioni forse più funzionali a quello che sta vivendo il nostro territorio».Con la riforma degli organi della Fondazione alcuni territori non avranno sempre un loro rappresentante dovendo alternarsi con altri. È il caso di Pavia, che in questo quadriennio non lo avrà.«È stato necessario ricostruire organi di governo in coerenza con quanto previsto dal protocollo tra Mef e Acri. Il commissario uscente di Pavia, Pietro Previtali, è una persona che ha lavorato moltissimo per il territorio e continua a essere un interlocutore. Comunque la mia scelta di incontrare due attori istituzionali di riferimento è un modo per aprire un canale diretto col territorio. Poi abbiamo la Fondazione di comunità, che svolge questo ruolo di connessione con "mamma" Fondazione Cariplo».Pensate di rafforzare la Comunitaria, anche con ulteriori risorse?«È un presidio fondamentale sul territorio e un punto di riferimento chiave per noi. Non vediamo motivo per cambiare qualcosa, quella pavese funziona bene. C'è inoltre un buon equilibrio tra risorse che diamo ai territori. Le Fondazioni di comunità sono state proprio il meccanismo, insieme agli Emblematici, per ribilanciare il ruolo dei diversi territori dando a tutti risorse ragionevoli». La decisione sugli Emblematici 2021 ha avito una gestazione lunga.«La pandemia ha rallentato molto, poi la valutazione andava fatta su progetti significativi. Ma tra due anni Pavia avrà un altro Emblematico maggiore e il mio invito è lavorare fin da ora per arrivare nel 2025 pronti, con dei progetti cantierabili, condivisi dal territorio». Ex rettore del Politecnico di Milano, le è anche giallista.«Da amatore. Sono da sempre un lettore appassionato di gialli, mi ero ripromesso di scriverne uno e la pandemia è stata l'occasione per anticipare i tempi. Il primo ha avuto elogi da amici e conoscenti per cui ne ho scritto un secondo. La logica è quella dei delitti della camera chiusa, ma ambientati di qui a dieci anni: è la tecnologia che diventa l'accesso alla soluzione dell'enigma». --