«Mi scelse perché l'avevo battuto Gli dissi: lei è un pazzo o un genio»
«L'ho saputo dalla tv. E sono scoppiato a piangere. Non lo facevo da quando è morta mia mamma oltre vent'anni fa. Ho sentito il presidente a Pasqua per gli auguri: eravamo abituati a vederlo e saperlo vincente anche nella lotta per la vita. Per questo pensavano che anche stavolta ce l'avrebbe fatta». Se Silvio Berlusconi è stato anche un visionario, Arrigo Sacchi è stata la sua visione. L'allenatore di quel Milan calato dal cielo, e non in senso figurato, in un torrido venerdì di luglio all'Arena di Milano: l'elicottero, la cavalcata delle valchirie e l'idea che qualcosa di mai visto stesse prendendo forma. Sacchi, il suo primo ricordo di Silvio Berlusconi?«Quando dopo aver battuto due sue volte il suo Milan con il Parma che allora allenavo e dopo avermi detto che mi avrebbe tenuto d'occhio, decise di affidarmi il Milan. Erano lui e Adriano Galliani, io firmai in bianco. Pensai e glielo dissi anche, o siete dei pazzi o siete dei geni».Su quel tavolo le idee di un geniale imprenditore e quelle di un tecnico rivoluzionario". Punto d'incontro?«Quando mi disse, Arrigo noi dobbiamo divertire, convincere e poi vincere. In un Paese poi dove contava, e conta, solo il risultato: mi accorsi che stava introducendo un concetto mai sentito prima».E che effetto le fece?«Quello di una slavina in uno stagno, ha costretto gli altri ad adeguarsi. Fate il conto di quante coppe ha vinto il calcio italiano sotto la spinta di un'innovazione targata Berlusconi, ha fatto da traino anche se non tutti gli sono stati riconoscenti».Com'era il rapporto tra lei e il Presidente? «Avevo imparato a dargli del tu solo da poco tempo».Addirittura imparato? «Sa, lui mi ha aiutato molto, mi è stato molto vicino in momenti della mia vita non facili. Così, non mi veniva spontaneo passare dal lei al tu. Ma lui, ancora, una volta mi ha insegnato un metodo per farlo».Segreto di spogliatoio?«Macché, un giorno mi dice: Arrigo mettiti davanti allo specchio e ripeti Silvio è uno stronzo, Silvio è uno stronzo... Vedrai che dopo un po' ti verrà più semplice darmi del tu».L'elicottero, ma non solo. Cosa capivano i giocatori di ciò che stava succedendo?«All'inizio davvero poco».E poi?«Gli dissi, presidente qui sogniamo solo io e lei. Se non convinciamo anche i giocatori non andiamo da nessuna parte. Lui era ambizioso, quando mi confidò che saremmo dovuti diventare la più grande squadra al mondo, sa come replicai?Prego.«Gli dissi che poteva essere frustrante e anche limitativo».Sarà capitato di pensarla diversamente?«Quando comprò l'attaccante argentino Claudio Borghi, non c'entrava nulla con il nostro gioco».Che cosa gli disse?«Lei l'ha comprato e lei lo può tenere, io mi metto da parte e le prometto che starò fermo un anno. Quindi, o ritorna a fare il presidente o mi licenzia». (inutile dire che Borghi vide solo di striscio la maglia rossonera).Arrigo, Berlusconi in tre parole?«Conoscenza, coraggio e innovazione. Se in Italia ce l'avessero tutti non ci faremmo ridere dietro dall'Europa come, per esempio, sul Pnrr».Quante volte ha deciso lui la formazione?«Mai, aveva troppi impegni per dedicarsi alle cose di campo, ma curava ogni dettaglio attorno al Milan».Per esempio?«Arrivava a Milanello e chiamava il responsabile del centro Antore Peloso e cominciava l'elenco: il roseto è da potare, quella bandiera da cambiare, la rete metallica si è arrugginita. Ecco, i dettagli».Come avete divorziato?«Io sto per diventare ct e gli dico che nel caso rinuncerei anche a una parte dello stipendio. Poi gira voce che mi vuole la Juve e allora lui che fa?».Che fa?«Mi paga lo stesso, perché temeva di vedermi alla Juve. Non ho mai smesso di ringraziare Montezemolo per quello stipendio aggiuntivo».Il giocatore preferito?«Van Basten, l'eleganza in campo. Ma lui voleva bene a tutti». La vittoria del cuore?«Quel 5-0 al Real Madrid in semifinale di Coppa dei Campioni».Le ha mai chiesto un consiglio?«Glieli ho dati io, da lontano, negli ultimi anni della sua presidenza».I nomi?«Gli dissi di prendere Sarri e un certo argentino che da Palermo poi è andato alla Juve e ora gioca nella Roma: Dybala».Poi è arrivato anche l'autunno del Patriarca.«Il colpo peggiore l'ha subito quando Salvini l'ha sorpassato nelle preferenze. Un bravo ragazzo, ma lui era il cavalier Silvio Berlusconi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA