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inviato ad ArcoreDove finisce via Olgettina, incomincia l'ospedale San Raffaele di Milano. Alle 14. 56 di lunedì 12 giugno 2023 un furgone Mercedes nero riporta a casa la salma di Silvio Berlusconi. E nel farlo, attraversa il suo regno e la sua storia: ecco il residence delle ragazze delle «cene eleganti», le prime villette di Milano 2 costruite con un capitale al centro dell'inchieste dell'antimafia, ecco Segrate e Cologno Monzese, le antenne delle televisioni commerciali e la Brianza delle fabbrichette, i salumifici che andavano da Mike Bongiorno a pubblicizzare i loro prosciutti, i campi da calcio dei campioni del futuro e il nuovo stadio del Monza, l'ultimo grande sogno realizzato. Quando il furgone nero varca il cancello di Villa San Marino a Arcore, sono le 14. 35: il cancello si chiude e si chiude un'epoca. Per questo, lì davanti, la signora Noel Joyceky, che si definisce la pasionaria di Berlusconi, sta piangendo: «È finito tutto. Il partito è finito con lui. Nessuno può prenderne il posto. Nessuno ha il carisma di Silvio. Siamo finiti». Si erano incontrati a Milano ai tempi del sindaco Tognoli. «Mi disse: «Lo conosci il re delle televisioni?». Certo che lo conoscevo, lo conoscevamo già tutti. Era il tempo felice delle cene con Craxi. Da allora, non l'ho mai lasciato solo». E non è una metafora. La pasionaria era fuori dal San Raffaele durante ogni ricovero. La pasionaria era fuori dalla Sacra Famiglia di Cesano Boscone, quando Berlusconi fu costretto a prestare servizio civile con gli anziani per espiare la condanna definitiva nel processo Mediaset sui diritti tv. C'era allora, e c'è adesso nel giorno nell'addio. «Non mi importa quello che dicono sulle Olgettine. Io credo a Silvio. Ha giurato sui suoi figli davanti a me. Con lui sono andata a pregare nella cappella di Villa San Martino. Era una persona di gran classe, sensibile, generosa, carismatica. Un uomo unico». È un lunedì d'estate, 32 gradi. Le troupe delle televisioni si riparano sotto grandi ombrelli neri. Saranno ore di attesa. E in prima fila, a fare la cronaca sulla morte di Silvio Berlusconi ci sono le televisioni di Silvio Berlusconi. C'è la giornalista Veronica Gervaso, figlia dello scrittore Roberto Gervaso: «Mi fa uno strano effetto essere qui adesso. Ricordo quando papà invitava quell'imprenditore brillantissimo a casa nostra a Roma, lo aveva definito così. Berlusconi aveva i baffi. Io ero una bambina». Tutto il pomeriggio ruota intorno alla notizia della camera ardente. Prima viene annunciata negli studi Mediaset di Cologno Monzese, poi viene annullata per non meglio precisati motivi «di ordine pubblico». Sarebbe stato un colpo da maestro: lo studio 20. Il più grande. Quello di tutti i programmi di maggior successo della sua stessa televisione. Diventare protagonista di uno spettacolo anche nel commiato. Ma la salma di Silvio Berlusconi resta qui. Al centro del suo impero. E intorno al cancello chiuso, si affollano in tanti. L'insegnante di Lettere in pensione, Enza Recupero, sta facendo una cronaca con il suo telefonino per le amiche lontane. Ecco che parla con «Lena» collegata dalla Calabria. «Guarda, là dietro c'è una limonaia! Poi inizia il giardino meraviglioso. Ti ricordi la foto con i papaveri? ». Ora si ferma a parlare, ma sempre trasmettendo in diretta: «Ho pianto tutto il giorno. È un momento storico. Lui era unico. E adesso, senza di lui, si sfascia l'economia italiana». Ci sono gli ammiratori, ci sono i riconoscenti. E poi ci sono gli orfani e gli smarriti. La signora Recupero appartiene a quest'ultima categoria: «Mi sento molto triste senza di lui, non so come faremo». Accanto a lei, con gli occhi lucidi si fa largo il signor Salvador Victor Todaro: «Io sono stato il primo panettiere ammesso nella villa. Era così tanto tempo fa, che a ogni consegna ricevevo 1000 lire di mancia. Ed erano molti soldi! Entravo direttamente in cucina. Parlavo con la signora Veronica Lario. Ero presente il giorno dell'inaugurazione del primo club fondato da Forza Italia. Quel giorno Silvio Berlusconi mise una mano sul ventre gravido di mia moglie e disse: "Questo bambino avrà un futuro importante". Non lo potrò mai dimenticare». Davanti a Arcore ognuno ha un ricordo così. Di quando ha incontrato personalmente il Re. La signora Maria Luisa Consonni, da Paderno d'Adda: «L'ho conosciuto a Portofino! Stavo per svenire». Il pensionato Enrico Cancelli: «Vedeva il mercatino dell'usato lungo la strada, scendeva dall'auto e comprava di tutto. E poi, diciamo la verità: quanto mi ha fatto godere con il suo Milan! ». Un imprenditore di origini macedoni, Almiron Bala, nel ramo imprese di pulizie, si presenta con un martello in mano, il che crea un po'di scompiglio. Ma quel martello serve per piantare una gigantografia sul bordo della strada: «Grazie presidente! ». E poi arriva il furgone del fioraio. Arrivano gli artificieri a controllare il perimetro della villa. Le siepi sono state appena tagliate, precise e pettinate come voleva lui. E davanti alle siepi, sull'altro lato della strada, ci sono le altalene del giardinetto pubblico «Arcobaleno», dove i bambini stanno giocando. Adesso che i magistrati non potranno più cercare nelle contraddizioni della vita di Silvio Berlusconi, quello che resta in vista è la sua utopia: l'utopia del presidente, l'utopia del cavaliere, questa vita a immagine e somiglianza delle sue televisioni. Tutto il resto è per gli storici. --© RIPRODUZIONE RISERVATA