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l'analisiGuglielmo Buccheri / TORINOIl lieto fine non c'è, ma resta l'orgoglio per una stagione arrivata al traguardo con 90' ricchi di aspettative. L'Inter toglie ai granata la possibilità di toccare l'ottavo posto e di chiudere con i botti un'avventura piena di trappole, evitate sul più bello. I nerazzurri, però, non cancellano dal campo gli ultimi due mesi di un Toro vicino alla chiusura del cerchio: a tratti bello, spesso consapevole e con la personalità tipica di chi sa dove vuole arrivare. Questo pomeriggio il vertice Cairo-Juric dovrà porre le basi della nuova ripartenza. Ieri, invece, la ripartenza giusta è stata quella che ha portato Brozovic alla conclusione da tre punti: un tiro improvviso, secco, velenoso, ma tutt'altro che imparabile e che, adesso, ripunta i riflettori alla rovescia sulla sagoma di Vanja Milinkovic-Savic. I nerazzurri non hanno staccato la spina in attesa di volare ad Istanbul dove, sabato prossimo, si giocheranno da sfavoriti la finale di Champions League contro il Manchester City (che ieri ha vinto la Fa Cup). E la spina non l'ha staccata, non avrebbe avuto senso farlo, un Toro piano di buona volontà, ma poco attraente in fatto di azioni pericolose: meglio il secondo tempo del primo, ma anche nella seconda parte del duello i granata hanno imboccato la strada della porta avversaria con un ritmo fin troppo prevedibile. Finisce così, con il grande traguardo che sfuma e il rischio di chiudere la stagione all'undicesimo posto, una posizione al di sotto di quanto raccolto un anno fa: al di là dei numeri e dei piazzamenti, però, il cammino appena concluso regala a Juric e ai suoi ragazzi il meritato applauso dei tifosi perché, come già detto, restare in corso fino all'ultima curva per un obiettivo non banale dà un peso diverso nei giudizi conclusivi.L'Inter vince quasi di inerzia una gara giocata sempre al centro del ring, il Toro perde per una disattenzione del proprio portiere e non si rialza, quando avrebbe potuto farlo, per una piccola, ma profonda prodezza del portiere avversario, quel Cordaz in campo al posto di Handanovic e in campo per i primi minuti da metà agosto ad oggi. Sullo sfondo, c'è spazio per uno stadio diventato, improvvisamente, non più amico: al Grande Torino, Ricci e soci non sono riusciti più a vincere dopo la sfida del 6 marzo contro il Bologna, sette partite con tre soli pareggi e ben quattro sconfitte. Un andamento, in casa, da retrocessione e che stride con il prestigioso bottino conquistato lontano da Torino: nove vittorie, le ultime quattro senza soluzione di continuità e senza subire nemmeno una rete.Il lieto fine sulla stagione granata non c'è: senza ottavo posto sparisce la suggestione europea. Quello che rimane è quanto è riuscito a far vedere un gruppo chiamato ad andare oltre i propri limiti. «Sono orgoglioso di aver allenato questi ragazzi, dal primo all'ultimo», sottolinea Juric. Simone Inzaghi, invece, è già in viaggio verso Milano con il City nella testa. --© RIPRODUZIONE RISERVATA