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Silvio Puccio / paviaCi sono i colori accesi, tipici della parata. C'è un alto livello di eccentricità, agitata come strumento di lotta politica. Ci sono duemila persone che sfilano al corteo del Pavia Pride, la settima edizione dell'evento organizzato dalla comunità Lgbti+per rivendicare il loro spazio nella società: «Siamo marea», urlano le casse montate sul carro che apre il corteo mentre giovani, famiglie e universitari si prendono il centro con musica e balli. Poi l'arrivo in piazza delle Torri: «I nostri diritti sono diritti umani», dice Davide Podavini, presidente di Coming Aut, associazione che ha organizzato la manifestazione.Un mondo per tuttiIl palco montato di fronte al cortile Teresiano è lo spazio dove condividere contenuti ed esperienze: il corteo lo raggiunge dopo circa un'ora di festa itinerante attraverso Strada Nuova, passando all'ombra del castello Visconteo e infine corso Cairoli. Podavini sale sul palco e dice al microfono: «La nostra lotta vuole affermare i diritti umani, vuole affermare la coscienza collettiva dei diritti umani, e non come un orizzonte di astratta felicità o come utopia del cuore. La nostra vita è adesso, la nostra vita passa via veloce come freccia. Noi vogliamo viverla in un mondo dove ci sia posto per tutte e tutti». Poi una sferzata all'amministrazione comunale, che ha cancellato i laboratori antidiscriminazione nelle scuole organizzati da Coming Aut all'interno di una più ampia cornice di associazioni: polemica politica che ha lasciato strascichi anche in giunta, visto che l'assessora Barbara Longo (Forza Italia) ha rimesso al sindaco la delega alle Pari opportunità. «Non ci scordiamo cos'è successo a Pavia otto mesi fa. L'anno scolastico era da poco iniziato ed eravamo all'indomani delle elezioni politiche - il sindaco ci ha comunicato che quest'esperienza non sarebbe più stata supportata e riconosciuta dal Comune di Pavia, a meno che i moduli dedicati all'omolesbobitransfobia non fossero stati cancellati dal progetto. Un tentativo di boicottaggio che ha utilizzati i minori, i bambini e le ragazze delle scuole». Ma dal palco non sono mancati i ringraziamenti al Comune, che ha patrocinato la parata. In difesa dei dirittiPresenti al corteo le associazioni che compongono l'arcipelago dell'attivismo cittadino. C'era anche Radio Aut, il circolo Arci che si ispira nel nome all'emittente radiofonica fondata da Peppino Impastato, giornalista e militante antimafia siciliano. «Siamo qui perché questa è una lotta condivisa - racconta Paola Caretta da dietro lo striscione - lo spazio per i propri diritti va rivendicati e difeso, sempre». Alla parata ha partecipato anche una delegazione degli ambientalisti di Fridays for future, ispirati dall'attivismo della svedese Greta Thunberg. «Le lotte sono tutte connesse - dice Pietro Losio - in un momento in cui i movimenti politici hanno forse meno margine di manovra, è importante mandare un messaggio di unità. La transizione ecologica non è giusta se non tiene conto dei diritti di tutte e tutti. Cecilia Bettini, vicepresidente di Coming Aut, con il suo corpo ha fatto politica: è stata tra le prime persone trans che, durante l'Università, si è battuta per il riconoscimento della propria identità elettiva: «Il momento di resistere non è ancora finito - dice - perché in questo momento storico la comunità è messa in pericolo. Abbiamo ancora bisogno del Pride, perché le discriminazioni nella società non si sono esaurite». --