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il casoFlavia Amabile / RomaLa ministra dell'Università Anna Maria Bernini ha provato a spiegare l'azione del governo per impedire che gli studenti universitari fuori sede finiscano nella trappola degli affitti fuori controllo ma non è riuscita a convincere né le opposizioni né gli universitari e ora gli occhi sono puntati sull'incontro di oggi: la ministra, infatti, ha annunciato che prenderà parte alla riunione del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Gli stanziamenti Pnrr - ha spiegato la ministra durante il question time alla Camera dei Deputati rispondendo a un'interrogazione - «si muovono in parallelo e non in sostituzione delle politiche ordinarie adottate da questo Ministero e da questo governo». «Oltre allo stanziamento di 467 milioni per creare nuovi alloggi - ha aggiunto la ministra - con la legge di bilancio per il 2021 sono stati stanziati 15 milioni di euro per le spese di locazione sostenute dagli studenti fuori sede iscritti alle università statali, un intervento rifinanziato con la legge di bilancio 2023 con 4 milioni di euro e ulteriori 6 milioni di euro annui a decorrere dal 2024». L'intenzione del governo, però, è di agire anche su un altro piano. «Noi crediamo - ha precisato la ministra - che la direzione opportuna sia piuttosto quella di aumentare i posti letto a disposizione di tutti gli studenti, così da garantire sia ai meno abbienti che ai fuori sede specifiche tutele, anche rivedendo la struttura degli immobili. Solo agendo sull'offerta di servizi abitativi, fisiologicamente anche i prezzi degli affitti diminuiranno. È il mercato che garantisce il welfare. Perché se nessuno investe su questo purtroppo il pubblico non è sufficiente per garantire 60mila posti letto da qui al 2026». La ministra ha poi precisato di aver avviato su questo aspetto «uno specifico gruppo di lavoro che dovrà anche individuare il costo medio calmierato per ogni posto letto a livello territoriale, tenendo conto dei valori di riferimento». La risposta dell'opposizione non si è fatta attendere. «Il diritto allo studio non può sottostare a logiche di mercato. Sulla dignità dei nostri studenti non sono ammessi passi indietro», ha replicato in aula il deputato M5S Antonio Caso. «I 660 milioni non devono servire ad aprire nuovi mercati laddove proprio il mercato è la causa del problema degli affitti troppo alti. I 660 milioni devono servire a costruire un nuovo welfare studentesco insieme ad altre risorse del bilancio ordinario», ha affermato Elisabetta Piccolotti (Avs). «Se veramente il ministero desidera seguire la strada dei partenariati, perché non stabilisce regole precise, tramite degli accordi con gli atenei o gli enti per il diritto allo studio? La verità è sotto gli occhi di tutti: il 73% delle risorse sono finite ai privati, con tariffe che arrivano anche a 900 euro al mese per una camera». --© RIPRODUZIONE RISERVATA