Draghi, blitz dai ragazzi di Sant'Egidio donati vestiti per la Città ecosolidale
il casoAntonio Bravetti / roma«Ho delle cose da darvi. Degli abiti da uomo che non metto più. ..». Così Mario Draghi si è presentato ai ragazzi e alle ragazze di Sant'Egidio che raccolgono e riciclano vestiti e oggetti in via del Porto Fluviale, nel quartiere Ostiense, a Roma. L'ex premier, accompagnato dalla scorta, si è presentato alla Città ecosolidale, a due passi dal gazometro, a metà mattinata di ieri. Con sé aveva dei vecchi vestiti, che ora saranno donati o venduti al mercatino che apre al pubblico dal mercoledì al sabato.Qui è di casa l'elemosiniere di papa Francesco, Konrad Krajewski. Per conto del pontefice dona abiti, oggetti, cibo. E ogni tanto smista. Proprio ieri ha mandato un collaboratore a domandare un passeggino doppio: serviva per i due gemelli di una famiglia ucraina rifugiata a Roma. Draghi, in maglioncino girocollo, è piombato a Ostiense senza preavviso: portava con sé degli abiti dismessi da donare. Da premier visitò la storica sede della Comunità di Sant'Egidio a Trastevere. In quell'occasione, ancora in pieno covid, si parlò delle conseguenze sociali della pandemia e dei corridoi umanitari per accogliere i migranti. Stavolta la visita è durata pochi minuti, il tempo di lasciare le buste con i vestiti e complimentarsi con lavoratori e lavoratrici. «Non c'è stato nemmeno il tempo di fare una foto», racconta Marco Sala, uno dei referenti.La Città ecosolidale «è un grande centro gestito dalla Comunità di Sant'Egidio dove generi e oggetti di ogni tipo (dagli abiti ai mobili, alle coperte, ai vecchi dischi) trovano un nuovo valore nella solidarietà. Ciò che può essere distribuito ai poveri vicini o lontani viene stoccato e poi consegnato. Ciò che può essere acquistato come modernariato e vintage viene venduto e il ricavato utilizzato per il sostegno ad attività o iniziative di cooperazione nel Sud del mondo».La "città" divide il cortile con la storica occupazione dell'ex caserma di via del Porto Fluviale: un'esperienza di coabitazione ventennale che coinvolge 56 nuclei famigliari, provenienti da 13 differenti nazioni. Recentemente il Comune ha approvato un progetto di rigenerazione da 11 milioni di euro. Per la cooperativa di Sant'Egidio che si occupa del centro lavorano 48 persone, appartenenti alle categorie svantaggiate. Disabili, rom, migranti. «Qualcuno pensa sia lo spreco umano...», dice Sala. Operano da vent'anni. Iniziarono raccogliendo coperte, poi vestiti, giochi, passeggini, oggi anche mobili. Talvolta lanciano campagne e raccolte specifiche, come hanno fatto per l'Ucraina, dove hanno spedito vestiti e oggetti per i bambini. Il pezzo forte sono le coperte: ne distribuiscono 200 a settimana ai senza fissa dimora in giro per Roma. «Con il covid prima e l'aumento dei prezzi ora la povertà è aumentata - osserva Sala - vengono più persone. Abbiamo iniziato a distribuire anche cibo. Per fortuna riceviamo tante donazioni. Ce n'è sempre più bisogno». --© RIPRODUZIONE RISERVATA