«In carcere col 41 bis ci sono 750 persone Era un'eccezione, è diventata norma»
L'intervistaRoberto LodigianiIl caso Cospito ha riacceso le polemiche e il dibattito sul 41-bis e la sua applicazione. Se ne parlerà stasera al Ghislieri (ore 21) nella tavola rotonda con avvocati e magistrati, a trent'anni dal decreto Martelli-Scotti che, dopo la strage di Capaci, costato la vita al giudice Falcone, alla moglie e agli agenti della scorta, estese il carcere duro ai reclusi per mafia. Coordina l'incontro Laura Cesaris, do cente di Diritto dell'esecuzione penale dell'Università di Pavia.Professoressa Cesaris, la norma che doveva essere eccezionale e temporanea, è diventata permanente. Come spesso accade in Italia.«Il 41 bis è stato via via reiterato fino a essere inserito stabilmente nel contesto della legge penitenziaria. E' una norma che ha risentito molto delle emergenze. Prima l'emergenza Cosa Nostra, con le stragi di Capaci e via D'Amelio. Poi è stato esteso al terrorismo e ad altre organizzazioni eversive. L'attenzione sul terrorismo sale e scende a seconda delle emergenze. L'attentato del 2001 alle Torri Gemelle ha fatto elevare al massimo la soglia di allarme, tanto è vero che dall'anno successivo il 41 bis diventa applicabile anche ai detenuti per terrorismo ».Quanti sono i detenuti attualmente sottoposti al regime di carcere duro?«Circa 750, tra i quali 13 donne. Esistono sezioni o interi istituti di pena dedicati al 41 bis, nelle carceri di Opera , L'Aquila Sassari, Parma, Cuneo e Novara».Come cambiano le regole?«Ci sono molte più limitazioni rispetto al regime ordinario. Ad esempio è consentita una una sola visita al mese dei familiari, senza contatto fisico, ma con una lastra di vetro a dividere i soggetti e un interfono per comunicare. I minori di12 anni possono entrare nella stanza del detenuto, ma solo è questi è un genitore o un nonno. Il detenuto al 41 bis può ricevere una sola telefonata al mese».La sua opinione personale sulla norma?«Il comitato europeo per la prevenzione della tortura (Cpt) nel 2022 ha reso pubblico il suo report sugli istituti di pena italiani, esprimendo critiche e riserve sul 41 bis e su altre misure di isolamento e segregazione. La mia opinione è che siano troppi i detenuti sottoposti a questo regime, per cui l'eccezionalità è diventata di fatto l'ordinarietà».Quindi piuttosto che un'abolizione tout court sarebbe forse opportuna una revisione di certe norme.«Certo, andrebbero quantomeno rivalutate e corrette le norme più disumane e inutilmente afflittive. Sul fine vita, ad esempio, sarebbe forse opportuno riflettere di più e consentire a un detenuto di esprimersi, anche se è vero che parliamo pur sempre di un soggetto tenuto sotto custodia dallo Stato, che è quindi responsabile della sua vita. Ma ci sono anche altri aspetti che potrebbero essere migliorati».Quali?«Nell'ora d'aria il detenuto può frequentare solo alcune persone scelte dall'autorità carceraria, il che mi sembra un'esagerazione. Ci sono poi altre limitazioni vessatorie, come il divieto di consumare una prima colazione calda».Tra il 12 e il 22 marzo 2019, il Cpt ha visitato le carceri di Biella, Milano Opera, Saluzzo e Viterbo. Nel suo report, ha evidenziato il continuo aumento della popolazione carc eraria, il mancato rispetto degli standard minimi di 4 metri di spazio disponibile per detenuto nelle celle, denunciando anche alcuni casi di maltrattamenti fisici sui detenuti. Quanto al 41 bis, il comitato europeo ha definito «anacronistiche» le misure che separano i detenuti sottoposti a isolamento dagli altri, e invitato il governo ad avviare una «serie riflessione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA