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Alessandro Di Matteo / ROMALoredana Capone è emozionata, ha saputo che sarebbe diventata vicepresidente dell'assemblea Pd solo «pochi minuti prima della proposta in assemblea, ringrazio tutti per la fiducia che mi hanno concesso». Leccese, avvocato, è stata assessore al Comune della sua città negli Anni '90, poi alla Provincia e poi in Regione Puglia, prima con Nichi Vendola e poi con Michele Emiliano. Cresciuta nel Partito popolare e poi nella Margherita, ha una formazione cattolica ed è stata «tra i fondatori del Pd in Puglia nel 2007, quando Emiliano era segretario regionale e io presidente».Il presidente della Puglia ha sostenuto Bonaccini, lei Schlein. Cosa l'ha convinta?«Con Elly Schlein ci troviamo: c'è l'empatia verso una giovane donna che ha voluto guidare il Pd e ritrovo in lei le tre direttrici del mio impegno politico: giovani, donne e Sud. Nel suo programma c'è la lotta contro la povertà, contro i divari di genere, contro i divari generazionali... Temi concreti. Il Pd aveva smesso di lottare contro la precarietà del lavoro, per esempio. E poi, la segretaria ha fatto appello importante: iscrivetevi, saremo un partito a servizio della comunità».Avrebbe dovuto essere candidata alle scorse politiche: vero che saltò tutto per far posto ai capilista maschi Pd?«Sì! Credo che sia ancora una ferita aperta, rispetto alle dichiarazioni di principio fatte dal Pd. Auspico che non accada mai più».Molti cattolici e moderati temono un Pd che assomigli sempre più a dei ds 4.0. Lei non vede questo rischio?«No, perché noi cattolici democratici che abbiamo scelto di stare nel Pd abbiamo già scelto il centrosinistra. Adesso chiediamo una maggiore radicalità nei principi che caratterizzano la nostra formazione: lotta contro la povertà, contro le diseguaglianze e la difesa del pianeta. C'è un leader che più di ogni altro difende questi principi, ed è papa Francesco». Come avere una "linea chiara", come promette Schlein, senza perdere pezzi?«Non vedo il rischio, se la linea chiara deriva da un confronto, ci vuole la pazienza di ascoltare gli altri. Non solo non temo le scissioni ma sono convinta che il Pd sarà sempre più attrattivo, per l'approccio unitario che oggi si è visto con Bonaccini, Cuperlo e De Micheli, che hanno detto di voler lavorare insieme. E le tante iscrizioni di questa settimana ci dicono che il Pd sta cominciando a coprire il vuoto di fiducia tra cittadini e politica».Non si rischia una diarchia tra Schlein e Bonaccini? «Non credo. La linea è quella data dalla segretaria. Sono molte le questione sulle quali i due hanno la stessa opinione, dal salario minimo alla necessità di costruire un partito più forte prima di penare alle alleanze. Poi ci sono le differenze, ma è un partito in cui ci si confronta. Fermo restando che la nettezza della posizione della segretaria è la garanzia che non si ritornerà al "ma anche"». -- © RIPRODUZIONE RISERVATA