La doppia partita di Giorgia Meloni

Proprio mentre il governo Meloni-Salvini cercava - vanamente e goffamente - di archiviare la strage di Cutro, l'allarme suonava di nuovo per tre barconi alla deriva nello Ionio con un carico di mille disperati. Drammatica conferma che il triste esodo di poveri e perseguitati verso l'Occidente ricco e miope non si ferma né con gli inasprimenti di pena né alzando la voce né recitando slogan. Continua. E continuerà più forte di prima a causa di catastrofi naturali, guerre, carestie, siccità. Stavolta le navi sono uscite. I morti di Cutro hanno pesato...Non è facile la partita che Meloni è costretta a giocare. La tragedia a pochi metri dalla spiaggia di Steccato non ha diviso, ma ha colpito nel profondo l'opinione pubblica intera. Come dimostrano le contestazioni che hanno accolto i ministri al loro arrivo in Calabria per una parata tardiva e, dice Berlusconi, niente affatto risolutiva. L'imperizia e la scelta improvvida di non avviare a Cutro un'operazione di salvataggio è stata aggravata dalla latitanza della premier - 13 giorni sono tanti, troppi - e poi acuita dalla silenziosa presenza di Mattarella. È probabile che sulla decisione di Meloni di non correre subito in Calabria abbiano pesato la rabbia per l'infausta gestione Salvini-Piantedosi e le divisioni interne che affliggono una maggioranza sotterraneamente rissosa. È ormai lampante che sul tema migranti si fronteggiano nel governo due diverse scuole di pensiero, come peraltro su fisco e politica estera (Ucraina e ora anche Israele), ma in più tasse e sbarchi toccano temi sensibili per il consenso popolare sui quali Salvini ha ripreso a fare concorrenza alla Meloni. Che ha dovuto rinunciare ad avocare a sé e al fido Crosetto (Difesa) la gestione del dossier immigrazione: Giorgia sperimenta sulla sua pelle la solitudine che, dai banchi dell'opposizione, rimproverava a Mario Draghi. Ma è impensabile affrontare la sfida da soli, c'è bisogno dell'Europa che però continua a ricevere da Roma messaggi contraddittori. Smentendo il suo passato recente, Meloni ha imboccato da subito e con decisione la strada atlantica ed europeista. Lo ha fatto con la manovra finanziaria raccogliendo l'agenda Draghi, figlia a sua volta del realismo e della concretezza; l'ha ribadito con il netto appoggio all'Ucraina; ha adottato la stessa linea anche sui migranti facendo accogliere a Bruxelles il concetto non secondario che il mare non segna il confine d'Italia ma d'Europa, e ottenendo ora ingenti aiuti finanziari per i costi dell'accoglienza (i francesi ci rimproverano di tenerci solo uno dei dieci migranti che sbarcano qui): ma che dirà Von der Leyen dell'inasprimento delle pene e del ripristino delle leggi sicurezza decisi a Cutro?Il momento è delicato. Sullo sfondo c'è un appuntamento che potrebbe rivoluzionare gli equilibri politici del continente. L'anno prossimo si vota per il parlamento europeo e i conservatori puntano a ribaltare la maggioranza di centrosinistra. In questa partita, Meloni vuole giocare da protagonista. E ha bisogno che la sua linea europeista e atlantista non incontri ostacoli. --© RIPRODUZIONE RISERVATA