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istanbulL'Apocalisse ha bussato alle porte delle Turchia nel cuore della notte. Erano le quattro del mattino. Una prima, devastante scossa, di 7,8 gradi Richter, ha colpito il Sud-Est del Paese, quasi al confine con la Siria, con epicentro vicino alla città di Gaziantep. In città i palazzoni più fragili sono venuti giù come castelli di carte, con centinaia di morti. La terra ha tremato e si è spaccata e l'onda si è sentita fino all'Iraq, al Libano, Cipro, persino in Egitto. È scattato l'allarme tsunami in tutto il Mediterraneo orientale, persino nelle coste ioniche dell'Italia. Poi una seconda, una terza, una quarta potente spallata, di magnitudo fra 6,4 e 6,5, e infine uno sciame sismico di più di 1500 scosse. In tutto sette ore di distruzione e terrore che hanno messo in ginocchio dieci diverse città. Era ancora buio quando le squadre di soccorso si sono messe all'opera, un'alba gelida, una pioggia ghiacciata sulle rovine e sui morti, sui feriti sepolti dalle macerie che lottavano per sopravvivere. Il bilancio ha continuato a crescere per tutta la giornata. Centinia, poi migliaia. Nella tarda serata di ieri erano oltre 3.600 i morti, 1.651 in Turchia, oltre mille nel Nord della Siria, dove nella sola Aleppo sono crollati mille palazzi e a Idlib, sotto controllo dei ribelli, non riescono neanche ad arrivare gli aiuti internazionali. I feriti sono almeno 11 mila, ma quel che è peggio, avverte l'Oms, il numero delle vittime «potrebbe essere 8 volte tanto». Vale a dire 20 mila morti. Il più terrificante sisma dal 1939, come ha messo subito avanti le mani il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Allora i morti furono 33 mila.Sono ancora migliaia i dispersi sotto le macerie. Lo stesso Erdogan ha ordinato un lutto di sette giorni, in un Paese che siede sulla frattura della placca arabica, punto da cui nascono due faglie, anatolica e africana, che poi attraversano tutta l'Anatolia. Una combinazione micidiale, come essere sul bordo di un vulcano, e con in più un'edilizia, specie quella degli anni Ottanta e Novanta, inadeguata, fatta di edifici fragili per materiali e concezione. Questa volta a pagare il prezzo più alto sono state le province al confine con la Siria, già sotto tensione per l'enorme afflusso di profughi, gli effetti della decennale guerra civile siriana. «Quando sono sceso dal letto mi mancava la terra sotto i piedi, cadevano oggetti - racconta al telefono da Gaziantep Ersin Toprak, che lavora in un'agenzia turistica -. Le scale sembravano non finire mai. La casa della mia famiglia ha tenuto e stiamo bene, grazie a Dio, ma è crollato un palazzo enorme a 100 metri da noi e alcuni edifici vicini verranno abbattuti». Non era il primo terremoto, ma mai aveva vissuto una situazione del genere: «Qui la terra trema, non di frequente ma avevo più volte sentito terremoti sin da bambino. Questo è stato completamente diverso. Non lo dimenticherò mai».Più a Sud, a Kilis, proprio alla frontiera, una cittadina dove oramai vivono più siriani che turchi, il freddo intenso ha peggiorato la situazione. «È stato brutto, non so bene come descriverlo - conferma Chiara Valenzano, giovane studentessa italiana impegnata in un programma di Erasmus Training per l'insegnamento ai bambini siriani -. Ci siamo svegliati e siamo corsi fuori, faceva freddo, nevicava e così abbiamo trascorso la notte». È rientrata a casa all'alba, nella speranza che il peggio fosse ormai alle spalle. E invece no. La quarta, potente scossa delle 11 e 33, di grado 7,6, l'ha investita e così ha deciso di rientrare verso Istanbul. Un viaggio non facile in giorni come questi e reso ancora più complicato dalla tempesta di neve che da ieri imperversa sulla metropoli sul Bosforo. «I voli per Istanbul sono pieni o in ritardo o vengono cancellati. Grazie a un'amica siamo riusciti a fare dei biglietti per Adana in bus e da là fino ad Ankara», spiega.«È il momento di rimanere uniti», è stato il messaggio di Erdogan, che oltre ad annunciare sette giorni di lutto nazionale, ha formalmente assunto il comando delle operazioni di soccorso e ha incontrato i vertici della protezione civile. Un incarico formale, che il presidente, non c'è dubbio, utilizzerà in maniera significativa. Il sisma colpisce un Paese afflitto dalla peggiore crisi economica degli ultimi vent'anni, un Paese atteso da importantissime elezioni a maggio. Erdogan dovrà prendere delle decisioni che finiranno per pesare, da vedere se nel bene o nel male, su una consistente parte dell'elettorato. Sullo sfondo c'è lo spettro di una polemica mai sopita, che riguarda l'edilizia selvaggia degli anni Ottanta e Novanta e la precaria situazione di città come Istanbul, che poggiano sulla faglia anatolica e dove gli edifici a rischio crollo sono decine di migliaia e la densità abitativa elevatissima.Ci sarà tempo per le polemiche, in una campagna elettorale che si annuncia incandescente. Oggi è il giorno del lutto e delle condoglianze. I cittadini incollati alle tv si consolano con le immagini di una bimba estratta ancora viva dalle macerie, piangono con il padre che ha perso il figlioletto di due mesi. Erdogan ha dichiarato di aver ricevuto offerte di aiuto da 45 Paesi, oltre a Nato ed Unione Europea. Tra i primi a chiamare Erdogan anche il presidente ucraino Volodimir Zelensky e il leader russo Vladimir Putin. I due presidenti in guerra hanno entrambi offerto squadre di soccorso alla Turchia. Erdogan non sembra intenzionato a chiedere aiuto al collega ucraino, ma è diversa la situazione con Putin.Il leader russo ha già inviato aiuti in Siria, dove la presenza della Russia è dal 2015 fondamentale per mantenere al potere il regime di Bashar Al-Assad e dove sono più di mille i morti, in un bilancio ancora provvisorio, in un Paese sventrato dalla guerra. Erdogan e Putin negli anni hanno raggiunto diverse intese in Siria e anche stavolta il presidente turco dovrà parlare con l'omologo russo per evitare nuovi flussi di profughi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA