Partiti i Salesiani, venduto l'oratorio Il vescovo: «Inevitabile, no nostalgie»

la storiapaviaL'acquisto del complesso Don Bosco da parte dell'Università segna la fine di un'epoca. Lo sanno bene i parrocchiani che ieri mattina, alla messa delle 10, hanno ascoltato con attenzione le parole del vescovo Corrado Sanguineti che ha voluto comunicare i cambiamenti che inevitabilmente riguarderanno la parrocchia di Santa Maria delle Grazie e quell'oratorio che per decenni è stato il punto di riferimento per generazioni di giovani, ma che negli ultimi anni aveva visto calare il numero di presenze, con una trentina di bambini a frequentare il catechismo e il Grest.L'era dei SalesianiI salesiani avevano lasciato il complesso il 31 agosto 2021 e la parrocchia, ora guidata dall'amministratore parrocchiale don Massimo Zorzin, era passata in capo alla diocesi. È stato quello il momento che, di fatto, aveva messo la parola fine a una tradizione lunga 124 anni, custodita con orgoglio dai tanti che frequentavano questi spazi.Era infatti il 1897 quando venne affidato ai padri appartenenti alla Società di San Francesco di Sales, fondata nel 1859 da San Giovanni Bosco, il santuario di Santa Maria delle Grazie. Lì accanto nacquero un oratorio e, nel 1965, un collegio universitario da 95 posti, acquistato ora dall'ateneo per 5 milioni di euro. L'iter, che ha portato alla cessione del complesso all'università, è stato illustrato ai fedeli dal vescovo che ha anche prospettato la nascita di un'unica unità pastorale che potrebbe comprendere, oltre a Santa Maria delle Grazie, anche San Pietro in Verzolo, San Carlo e Santo Spirito. «Nella valutazione globale la diocesi ha tenuto conto delle prospettive pastorali e degli scenari in atto per una ridefinizione delle attività e delle opere parrocchiali all'interno della città. In questo contesto, si sta pensando a definire nuove unità parrocchiali, tra cui quella che potrebbe riguardare la zona di Pavia est - ha detto durante la messa monsignor Corrado Sanguineti -. La partenza dei Salesiani ha tolto una presenza significativa al quartiere che subirà inevitabilmente una trasformazione, ma non bisogna guardare al passato con nostalgia». L'esperienza dell'oratorio Don Bosco si potrebbe quindi replicare in un'altra struttura e quella di riferimento potrebbe diventare l'oratorio di San Pietro che, di recente, è stato completamente sistemato.Cambiano i tempi«Le attuali risorse economiche ed umane non consentiranno più di mantenere attivi tutti i singoli oratori delle parrocchie della città. Bisognerà quindi puntare solo su alcuni», fa sapere il vescovo, ricordando che, quando i Salesiani avevano deciso di lasciare Pavia, alla curia era arrivata la richiesta di manifestare l'interesse per un eventuale subentro nella proprietà. «La diocesi aveva valutato l'impossibilità di farsi carico sia dell'acquisto sia della gestione delle attività - sottolinea il vescovo Sanguineti -. L'università ha garantito la possibilità del regolare svolgimento delle attività sportive, ad oggi in essere, fino al termine dell'anno sociale. Edisu resta disponibile, previo accordo, a mettere a disposizione della diocesi il campetto sintetico per alcuni sporadici eventi». Le voci dei parrocchianiAi parrocchiani resta il ricordo del valore di quell'oratorio che è stato "riferimento educativo", luogo dove i ragazzi, spesso lasciati al proprio destino, hanno trovato "padri" che li hanno presi a cuore. In un clima di autentica famiglia. Come insegna san Giovanni Bosco, il "santo dei giovani". «Ora cambierà tutto - dice Massimo Sollami -. Abito in questo rione da cinquant'anni, venivo qui con i miei fratelli e sono venuti qui i miei nipoti. Ci accalcavamo al cancello in attesa dell'apertura dell'oratorio».« Siamo contenti dell'arrivo di altri giovani, visto che siamo sempre stati abituati alla presenza dei ragazzi, ma dispiace che non ci sarà più il nostro oratorio», sottolinea Francesca Angelico.«Qui abbiamo trascorsi anni stupendi, bambini e ragazzi erano tantissimi e organizzavamo viaggi anche in Brasile - ricorda un parrocchiano -. Ma il numero dei ragazzi era iniziato a calare già anni fa e l'oratorio si è andato spegnendo lentamente". "Questo cambio di proprietà è il segno dei tempi - sostiene Filippo Francia -. La comunità rimarrà impoverita, ma è positivo che ora sarà l'università ad occuparsi del collegio». Per Michele Pireddu zl'oratorio ci sarà sempre, tornerà lo studentato e non penso che cambierà nulla». --Stefania Prato © RIPRODUZIONE RISERVATA