Senza Titolo
il personaggioMatteo Aglio / Madonna di CampiglioSono passati meno di tre mesi dal gran premio di Valencia in cui Pecco Bagnaia è diventato campione della MotoGp sotto un tiepido sole autunnale. Ieri le Dolomiti hanno accolto lui e la sua Ducati con una fitta nevicata, rendendo lo scenario magico. Un gradito regalo dal cielo, nella giornata in cui ha tolto il velo dalla sua moto per il nuovo anno e ha mostrato fiero il numero 1 sul cupolino. «Quanto sono cambiato? Direi nulla, solo l'affetto della gente è diverso, la sento più vicina» si schermiva. Forse non era del tutto sincero, perché il pilota sul palco a Madonna di Campiglio era in qualche modo differente. Tutto passa da quel numero 1, che per anni è stato un tabù in MotoGp. Aveva iniziato Valentino Rossi (ma prima di lui c'era stato Barry Sheene) a non volere rinunciare al 46, suo simbolo, e il marketing ringraziava. Le sue orme erano state seguite da Marquez, Lorenzo, Quartararo, Mir, solo Stoner lo aveva scelto (nel 2008 sulla Ducati, poi nel 2012 con Honda). «Io mi sono deciso solo la scorsa settimana, quando eravamo in studio per il servizio fotografico - ha confessato Bagnaia -. Perché l'ho fatto? Ho pensato che era da tanto tempo che non si vedeva più in MotoGp e ho sempre ammirato i piloti che lo avevano scelto. Era giusto rendere omaggio a quanto fatto l'anno scorso e poi rappresenta chi sei». Il migliore, il più forte, quello con cui tutti gli altri devono confrontarsi. Metterlo sulla carena è come dire: «Io sono qui, provate a battermi». Come il numero 10 sulla schiena di un calciatore, onore e responsabilità. «Pensandoci bene, sono più sicuro di me ora. Più consapevole delle mie potenzialità» la correzione di Pecco alla precedente descrizione. Lui che ha passato la scorsa stagione a convincere il mondo di quanto valesse, perché anche quando vinceva i detrattori avevano sempre un dito da sollevare, a metà strada tra esperti da bar e bulletti da social network. Bagnaia è andato avanti per la sua strada, ha vinto e ora lo vuole urlare al mondo. Bautista, l'altro campione di Ducati in SBK, ha fatto decidere il numero alla figlia di 3 anni, anche lei ha voluto l'1. Pecco, invece, ci ha rimuginato per mesi, prima di incollarlo alla carena. «Ora vorrei non toglierlo troppo in fretta» ha sorriso. Anche questa è un'impresa che non è riuscita a molti nella classe regina. Da quando c'è la MotoGp, solo a due: Rossi e Marquez. «Il primo errore da non commettere è pensare di essere già campione e rilassarmi - ha iniziato la lista dei buoni propositi per l'anno nuovo -. Poi bisognerà armarsi di tanta determinazione, ma quella non mi manca, sono ambizioso. Avere vinto una volta non mi basta». Sulla carta c'è tutto quello che serve per inaugurare un nuovo ciclo, anche con Bastianini, il nuovo compagno di squadra. Insieme, nel 2022, hanno vinto più della metà delle gare: 7 Pecco e 4 Enea, su 20 totali. Spesso hanno incrociato le ruote in pista e c'è chi sogna un dualismo come quelli dei bei tempi tra Rossi e Biaggi. «Normale che sia così, ma in verità il nostro rapporto è buono» assicurava il campione del mondo, anche se la convivenza potrebbe non essere semplice. «Enea non è solo veloce, ma anche intelligente quindi sa che dovremo essere rispettosi l'uno dell'altro». Anche perché gli avversari non mancheranno: «Più che una lista sembra di fare l'appello, tutti i piloti sullo schieramento possono vincere: Marquez, Bastianini, Quartararo, Mir, Oliveira, Binder». Con in più la novità della Sprint Race (una gara dimezzata per distanza e punteggio) al sabato in tutti i Gp: «Dovremo correre la prima per capire cosa accadrà» ha allargato le braccia Pecco. Comunque andrà, lui è pronto a lottare, sono gli altri ora a dovere dimostrare di essere al suo livello. --© RIPRODUZIONE RISERVATA