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il reportageGiovanni Scarpa / milanoNon lanciano slogan a squarciagola, non agitano striscioni e bandiere. A quello ci pensa il vento gelido che soffia davanti al palazzo di Giustizia. Scandiscono piuttosto le ragioni della loro protesta. «Siamo l'ultima generazione, e non vogliamo esserlo _ recitano quasi come un mantra _. I nostri governi non stanno facendo nulla contro i cambiamenti climatici. Dobbiamo agire. E' un nostro diritto. E' un nostro dovere». «Simone non è un criminale _ scandiscono _ è solo un cittadino preoccupato. Dobbiamo agire: fra dieci anni i bambini di oggi ci chiederanno cosa abbiamo fatto. Noi risponderemo che abbiamo fatto quello che potevamo».gli attivisti arrivati da paviaCi sono anche una trentina di attivisti pavesi a Milano, da Ultima generazione a Pavia sostenibile fino ai giovani di Fridays for Future. Partiti di buon mattino dalla stazione. Tutti controllati dalle forze dell'ordine, prima di salire sul treno. C'è anche Mimmo Damiani, ambientalista e componente dell'associazione Sostenibilità equità e solidarietà. Davanti al Palazzaccio milanese sono presenti almeno un centinaio di persone. Polizia e carabinieri stanno defilati, pronti ad intervenire in caso di necessità. Ma si capisce subito che non ce ne sarà bisogno. Il clima è disteso. I volti dei ragazzi sono seri, determinati perchè per loro è in gioco il diritto di esprimere le proprie opinioni, non solo il futuro del pianeta. Simone, in questa mattina di sole, è il simbolo della loro lotta. Lotta che, poi, dovrebbe essere di tutti.un presidio non solo di giovani «C'è grande serietà e consapevolezza, nessun eccesso _ spiega Damiani _. C'è anche sofferenza in questi ragazzi. Sanno che siamo ad un passo dal baratro. E soffrono per questo, sono depressi perchè sembrano essere gli unici ad accorgersene». Ma non ci sono solo ragazzi. Tanti anche gli adulti. Sventolano pure le bandiere di qualche partito, da Rifondazione comunista a Unione popolare. Prevalgono però gli stendardi ambientalisti, da Legambiente a Klimafest. Ci sono volti noti, come Gad Lerner e il radicale Marco Cappato, sempre in prima fila quando ci si batte per i diritti civili. «Massimo rispetto per le istituzioni _ dice _. Spero che lo Stato, in questo caso, reagisca nel migliore dei modi e non nel peggiore». C'è anche Giulia Crivellini, tesoriera di Radicali. «Siamo qui per portare la nostra solidarietà a Simone _ assicura _. Se questa misura venisse confermata si tratterebbe dunque di un pericoloso precedente. Le azioni di Ultima generazione muovono dall'urgenza di affrontare la crisi climatica, urgenza che il governo non sembra recepire pensando solamente a censurare la libertà di espressione degli attivisti e dei cittadini». Davanti alla gradinata che porta al tribunale, ci sono anche Marianna e Emma. Quest'ultima è l'ex fidanzata di Simone. «Sostengo lui e la nostra causa _ dice _. E, come stiamo dimostrando in questa circostanza, siamo convinti pacifisti e non violenti». «Il problema non siamo noi, ma la reazione degli altri» le fa eco Marianna: «Noi stiamo combattendo per un buona causa». Il clima resta disteso. I giovani dietro lo striscione di Ultima generazione che recita «No gas, no carbone» sembrano quasi immobili. Ogni tanto parte qualche slogan, seguito anche dai più anziani che faticano a ricordare le parole. Ma basta la presenza. Si aspetta, si spera. I passanti mostrano simpatia e vicinanza a ragazzi che manifestano. Nessuno, comunque vada a finire, ha intenzione di arrendersi. Fino alla fine con Simone. Fino alla fine con il pianeta. «La repressione che stiamo subendo è sproporzionata rispetto alle azioni non violente che portiamo avanti» ripetono, riprendendo le parole che Ficicchia ha scandito poco prima di essere ingoiato dalla gigantesca facciata del palazzo di Giustizia milanese. «Se difendere l'ambiente vuol dire essere sorvegliati speciali, allora lo siamo tutti» aggiungono. E alle parole, a fine manifestazione, faranno seguire i fatti. Come nel loro costume.l'autodenunciaIn molti, a fine manifestazione, andranno ad autodenunciarsi alla questura di Milano. «Riteniamo sia giusto ricevere lo stesso trattamento di Simone, considerato che lottiamo per le stesse cause per avere lo stesso futuro», ha detto una delle attiviste che si è autodenunciata alla fine della manifestazione di Milano. Un'azione, spiegano, ispirata al «Jail in» dei movimenti nonviolenti di Martin Luther King e Gandhi. «Se Simone è un criminale, allora siamo tutti criminali». --