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Silvio Puccio / paviaLa Cina riapre al mondo e torna la preoccupazione per le varianti come Gryphon, che sta emergendo anche negli Stati Uniti. E la provincia si scopre tra le meno vaccinate della Lombardia: con il 13 per cento di popolazione coperta con la quarta dose, solo Sondrio, Mantova, Brescia e Bergamo hanno dati di copertura peggiori. «L'esperienza ci ha insegnato che è difficile tenere sotto controllo Omicron, che ha un'alta capacità di diffondersi. Per questo la migliore difesa rimane il vaccino, per prevenire le forme gravi della malattia». Lo dice Giovanni Maga, direttore del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia. Intanto prosegue il monitoraggio degli arrivi dal gigante asiatico: quasi metà dei passeggeri di un volo atterrato ieri a Malpensa sono risultati positivi, e si attende di conoscere l'esito del sequenziamento del tampone così da scoprire quale variante del virus li ha colpiti. «Il monitoraggio è importante - prosegue Maga - ma sappiamo che non può essere risolutivo per arginare Omicron. Sono i vaccini che ci permettono di attraversare senza conseguenze l'incontro con la malattia». In provincia le somministrazioni procedono a passo di lumaca, specie le quarte dosi: disponibili per tutte le fasce d'età a partire da settembre, si ricevono anche in farmacia e sono aggiornate alle varianti Omicron oggi prevalenti in Italia e Lombardia. A riprova che la stagione del virus non si è ancora chiusa, l'assessore al Welfare Guido Bertolaso ha stanziato 10 milioni per la prosecuzione della campagna vaccinale e il recupero delle liste d'attesa.calma piattaAl momento si procede con lentezza, e il picco più recente si è registrato a ottobre, quando per la prima volta dopo mesi le somministrazioni in provincia hanno sfiorato le 900 quarte dosi in un giorno, tenendo conto di quelle distribuite in farmacia e nei centri vaccinali come il padiglione 8 del policlinico San Matteo. Numero rilevante trainato dalla disponibilità di vaccini aggiornati, se rapportato agli ordini di grandezza odierni. Comunque irrisorio, se paragonato ai volumi di somministrazione della prima fase della campagna, quando nel solo Palacampus di Pavia riconvertito a centro vaccinale si facevano migliaia di vaccinazioni quotidiane. A inizio 2022 - cioè quando il grande hub nella palestra del Cus era in funzione - si facevano anche 3mila somministrazioni in provincia. Il calo di slancio è visibile facendo un paragone tra il 2021 e il 2022: con un recente decreto, Ats Pavia ha stanziato fondi per pagare oltre mezzo milione di somministrazioni dell'anno scorso, erogate soltanto dalle strutture di Asst e San Matteo l'anno scorso. Da febbraio a ieri, il totale delle dosi distribuite da tutti gli enti in ballo nella campagna vaccinale (farmacie, medici di base, ospedali e case di riposo) non supera le 170mila dosi, nonostante la riapertura del centro vaccinale di Vigevano all'interno del centro commerciale il Ducale, la cui gestione è in capo a Asst. Il virus si è mosso parecchio tra la gente contribuendo a diffondere l'immunità, ma da un anno all'altro l'adesione alla campagna si è più che dimezzata, anche a causa della fine degli incentivi come il Green pass. Anche la "velocità" delle quarte dosi è ormai scesa. Le quarte dosiWalter Ricciardi, ex consulente del ministero della Salute, attuale direttore scientifico di Maugeri e presidente del Mission Board for Cancer dell'Ue, punta il dito contro la mancanza di un'efficace comunicazione incentrata sull'importanza dei richiami: «La campagna vaccinale condotta da Mario Draghi e dal commissario Covid Francesco Paolo Figliuolo è quella che ci ha portato ai livelli di protezione migliori in Europa - spiega - mentre sulla terza e quarta dose le somministrazioni sono andate a rilento. Il vaccino salva delle vite, insieme a comportamenti saggi come il lavaggio delle mani, l'uso delle mascherine e il ricambio dell'aria. Se in Italia ci sono ancora tanti morti, uno dei motivi è la scarsa adesione ai richiami». Secondo il bollettino nazionale prenatalizio, si registrano ancora un centinaio di decessi al giorno, ma non è possibile conoscere il dettaglio per la provincia di Pavia.I pavesi tra i 50 e i gli 80 anni sono quelli che, al momento, trainano la campagna per le quarte dosi in provincia: questa la fascia di popolazione che, secondo i dati sulle somministrazioni in Regione, continua a rivolgersi agli hub e ai centri vaccinali. Sotto la mezza età il distacco è netto: pochi i trenta-quarantenni che hanno deciso di rialzare le difese contro il Covid tramite la somministrazione aggiuntiva. E tanti sono i "ritardatari", cioè quelli che hanno fatto la terza dose (che non pavese su tre non ha mai richiesto) da più di quattro mesi, e che per questo potrebbero richiedere la somministrazione ulteriore. I "ritardatari"Giovanni Maga del Cnr ribadisce l'importanza della protezione dei vaccini: «Non tutti hanno completato il ciclo di somministrazione - afferma l'esperto - e al di là della ripresa di contatti con la Cina, è importante che la copertura rimanga alta, perché di fronte alla possibilità di nuove varianti le persone scoperte sono anche quelle più a rischio. Anche perché i vaccini bivalenti, cioè quelli aggiornati che vengono somministrati adesso, sono anche quelli che ci difendono dai ceppi di Omicron più diffusi al momento. Al momento, i dati dalla Cina ci dicono che le varianti circolanti sono quelle diffuse anche da noi, per questo la vaccinazione è uno strumento ancora utile e attuale». L'attenzione di Walter Ricciardi è invece rivolta alla possibilità che il virus muti ancora: «Il rischio che emergano nuove varianti esiste - spiega l'esperto - e non solo dalla Cina: anche i dati che arrivano dagli Stati Uniti appaiono preoccupanti, perché la variante che si sta diffondendo là presenta livelli rilevanti di immunoevasività (cioè la capacità di eludere le difese dell'organismo, ndr). Per questo motivo è importante farsi trovare preparati tramite, facendo il richiamo quanto prima». --