Sono accusati di intascare l'incasso dei pedaggi casellanti rischiano 2 anni
Sandro Barberis / garlascoLa procura ha chiesto una condanna di 2 anni e 7 mesi per i tre casellanti lomellini rimasti ancora invischiati nella vicenda giudiziaria sui presunti ammanchi alla barriera di Assago-Milano Ovest sull'autostrada Milano-Genova. Sono i casellanti della Milano Serravalle finiti a giudizio, lo scorso anno, con l'accusa di essersi intascati i pedaggi autostradali dell'A7. Devono rispondere di truffa ai danni di un ente pubblico. Altri tre colleghi (lavoravano tutti al casello dell'uscita Milano Ovest) avevano patteggiato pene di un anno e 2 mesi di reclusione, mentre una quarta aveva chiesto la messa alla prova ed era uscita dal processo. sentenze a gennaioLe difese hanno chiesto l'assoluzione «per la tenuità dei fatti», ieri l'ultima arringa dell'avvocato Marco Casali di Pavia che rappresenta uno degli imputait. Alla sbarra ci sono ancora Anna Maria Marcone, di Garlasco, Giuseppe Cusati e Luigi Bacchetta, entrambi di Gropello a cui vengono contestati un numero di episodi differenziati. Gli episodi si sarebbero verificati, secondo quanto riscontrato dalle indagini del pubblico ministero della procura di Milano, all'uscita di Milano Ovest dell'autostrada A7. I dipendenti, sempre in base alle contestazioni dell'accusa, avrebbero utilizzato diversi stratagemmi per intascare il denaro che gli automobilisti di passaggio versavano a titolo di pedaggio. Il primo trucco sarebbe consistito nell'oscuramento delle telecamere ai caselli. In altri casi, i responsabili della riscossione avrebbero sostituito il biglietto consegnato dall'automobilista da un altro riferito a una tratta più corta, trattenendo la differenza. A denunciare il caso nel 2018 il gestore Milano-Serravalle.--