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Quarantaquattro «buchi», 44 emendamenti inseriti in fretta e furia nella manovra, da correggere, riscrivere o quanto meno aggiustare. Il passaggio in Parlamento ha fatto crescere a dismisura gli articoli della legge di Bilancio e ieri, mentre la Camera aveva da poche ore avviato la discussione generale sul testo, dalla Ragioneria generale dello Stato sono arrivate una sventagliata di osservazioni a quella che alla prova dei fatti si è rivelata una «manovra gruviera». La censura più pesante riguarda l'emendamento che assegna ai comuni ben 450 milioni di euro per il quale i tecnici del Mef hanno chiesto lo stralcio per carenza/inidoneità di copertura. Questa richiesta, nonostante la contrarietà delle opposizioni, ieri sera è stata accolta dalla Commissione Bilancio che poi ha recepito tutte le altre osservazioni raccolte in 18 pagine dal Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta. In tutto la Rgs ha poi chiesto di «riformulare» ben 22 articoli per escludere «effetti negativi sui saldi di finanza pubblica». In pratica erano scritti in modo tale da lasciar spazio a possibili spese non previste, come le detrazioni sull'efficienza energetica e sulle ristrutturazioni edilizie o i fondi destinati al Consiglio nazionale giovani. Norme molto attese come la proroga dello smart working sono risultate senza copertura, idem il contratto per Radio radicale. E poi correzioni sono state chieste per la norma sui Pos, sul Reddito di cittadinanza, su una serie di opere pubbliche e le assunzioni del ministero della Giustizia. La Rgs ha segnalato anche 21 articoli riformulare o correggere perché malscritti e di «difficile attuazione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA