«Io non sapevo nulla dei suoi affari» La moglie di Panzeri verso il Belgio

il casoMonica SerraINVIATA A BRESCIAMaria Dolores Colleoni lo ha ripetuto più volte davanti alla Corte d'Appello di Brescia: «Non so nulla degli affari di mio marito». Ma, dopo cinque ore di camera di consiglio, i giudici hanno dato il via libera alla consegna alle autorità belghe della moglie sessantasettenne dell'ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri. Ora i legali della donna hanno cinque giorni di tempo per presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione, che avrà altri dieci giorni per decidere. Solo dopo, se la richiesta del giudice istruttore Michel Claise dovesse essere definitivamente accolta, la donna finirà in un carcere belga. Colleoni, arrestata con la figlia, l'avvocata Silvia Panzeri il 9 dicembre a Calusco d'Adda, nella Bergamasca, su mandato di arresto europeo, per associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio, ha preso la parola per fare alcune dichiarazioni spontanee. Avvolta in un cappotto color cammello, dalla gabbia degli imputati, davanti ai giudici, nel corso dell'udienza a porte chiuse nell'aula a piano terra del palazzo di giustizia bresciano, la sessantasettenne ha negato ogni cosa. Si è detta completamente «estranea» al lavoro del marito, ritenuto con la sua Ong Fight Impunity «l'anima» di una organizzazione criminale che avrebbe usato le tangenti di Qatar e Marocco per corrompere «un gruppo indeterminato e molto ampio di persone operante all'interno di strutture europee, con o senza legami con l'Unione» e «condizionare» le politiche europee a favore dei Paesi corruttori. Colleoni ha negato aver fatto vacanze da centomila euro come sostiene la polizia federale belga. Di aver avuto un qualche «controllo» sulla gestione di conti correnti dell'ex segretario della Camera del lavoro di Milano. La donna ha anche negato di aver partecipato al trasporto di preziosi «doni» ricevuti, secondo l'accusa, dall'ambasciatore del Marocco in Polonia, Abderrahim Atmoun: «Colleoni ha dichiarato di aver ricevuto solo creme, regali di poco conto», ha ricostruito il difensore Angelo De Riso. Le parole della sessantasettenne non sono bastate a evitare la decisione dei giudici che non hanno valutato nel merito le accuse ma, con una lunga e motivata decisione, hanno ritenuto gli elementi di prova raccolti da Bruxelles come «idonei» in diritto a integrare anche in Italia le ipotesi di reato contestate. La Corte d'Appello ha però stabilito che «se, al termine del processo in Belgio, Colleoni dovesse essere condannata in via definitiva, potrà scontare la pena o un'eventuale misura di sicurezza in Italia», ha sottolineato la difesa, gli avvocati De Riso e Nicola Colli, che certamente ora si rivolgeranno alla Cassazione. Per gli inquirenti belgi tanto la donna, quanto la figlia Silvia, erano «pienamente consapevoli» degli «intrallazzi» di Panzeri. Tanto che, si legge nel Mae, il termine veniva utilizzato proprio dalla sessantasettenne quando, intercettata, spiegava ad altri i tanti viaggi di lavoro del marito. Mentre a Brescia oggi si deciderà anche sulla consegna di Silvia Panzeri, la procura di Milano, che invece sta indagando in base a un ordine di investigazione europeo, a breve interrogherà i genitori dell'assistente parlamentare Francesco Giorgi con le garanzie degli «indagati»: nel mirino ci sarebbero, tra le altre cose, alcuni bonifici partiti dall'Italia a favore del figlio per l'acquisto di un immobile a Bruxelles. --© RIPRODUZIONE RISERVATA