Vendrame, il George Best italiano

Ha fatto un tunnel a Gianni Rivera, ma subito dopo si è pentito: «E' il mio idolo, gli ho mancato di rispetto». In campo e fuori si è sempre comportato a testa alta, non ha mai accettato compromessi. Di stranezze ne ha combinate tante. Gioca nel Padova e lì arriva la Cremonese. I lombardi hanno bisogno di un punto per le promozione in B. Il Padova è a metà classifica, fuori da tutti i giochi. La gara è combinata. Tutti d'accordo: si fa 0-0. E lui che fa? Prende la palla e si dirige verso la sua area. Dribbla avversari e compagni di squadra. Poi evita anche il suo portiere e ferma la palla quando è sulla riga di porta. Quindi torna a giocare in attacco. «L'ho fatto per vivacizzare quel pomeriggio noioso».Ezio Vendrame era fatto così. Nasce a Casarsa della Delizia (lo stesso paese di Pierpaolo Pasolini) nel 1943 e, a sei anni, è già in orfanotrofio. Gioca a pallone, si ispira a George Best, campione irlandese del Manchester United. Come lui porta i calzettoni arrotolati alla caviglia. Fa la trafila nelle giovanili dell'Udinese che però, a vent'anni, lo cede alla Spal. Ma a Ferrara si innamorata di una baby-prostituta e arriva tardi agli allenamenti. Lo mandano in Sardegna, alla Torres, e poi a Siena. Fa il debutto in serie A nel Lanerossi Vicenza, nel 1971. Nel 1974 lo vuole il Napoli. I partenopei sono in lotta con la Juve per lo scudetto, ma l'allenatore Vinicio dopo averlo fortemente voluto, lo lascia in panchina. E nella delicata trasferta di Cagliari addirittura in tribuna. Vendrame ne approfitta per fare l'amore con una ragazza appena conosciuta, nei bagni dello stadio. Lo racconta lui nel libro "Se mi mandi in tribuna godo". «Le donne - dice - sono state una delle mie grandi passioni. Ne ho portate a letto centinaia, ma le ho amate una per una. Non ho mai fatto l'amore senza sentimento». Lo vendono al Padova, in C. Ci resta due stagioni. In cassa ci sono pochi soldi e la società paga i premi partita il minimo sindacale (22 mila lire a punto). Arriva l'Udinese che cerca la promozione dalla C alla B. Un dirigente friulano cerca di comprare la partita e gli offre 7 milioni "per una prestazione scadente". Lui accetta. E dirà: «Avevo giocato male tante altre volte, e gratis». Però il pubblico lo fischia. Lui si arrabbia e si mette a giocare a modo suo. «A quel paese i 7 milioni, viva le 44 mila lire». Il Padova si impone 3-2 e lui segna una memorabile doppietta, con un gol direttamente dall'angolo. Finisce nei dilettanti, al Pordenone e al Casarsa, dove viene squalificato per aver strappato fischietto e cartellino a un arbitro. Poi smette e simette ad allenare i ragazzini. Sa insegnare calcio, ma i genitori lo detestano. «Per forza - dice lui - hanno tutti in mente di avere in casa dei campioni. Invece no. Io cerco di metterli sulla retta via. Prima la vita, poi il calcio. Dico loro: buttate nel cesso le playstation e andate in bagno con un giornaletto giusto. Il sesso fai da te è bello, poi se trovi una coetanea è meglio». Il parroco non gradisce, ma non lo licenzia. «Ai giovani - dice- bisogna raccontare la verità». Muore per tumore nel 2020. --