Area ex Snia, sulla bonifica nuovo ricorso di proprietari

Sandro Barberis / paviaL'amministrazione comunale di Pavia vuole che venga rispettata la decisione del Consiglio di Stato e che quindi la bonifica della ex Snia, se mai avverrà, venga svolta in maniera unitaria e senza frazionamenti. E che la creazione di una barriera idraulica per evitare inquinamento della falda venga svolta su tutta l'area, non a lotti. È per questo motivo che il Comune si difenderà nuovamente in Cassazione e al Tar dopo gli ennesimi ricorsi delle società private proprietarie della parte non all'asta dell'ex complesso industriale di viale Montegrappa. I ricorsi contestano il pronunciamento di luglio 2022 del Consiglio di Stato, secondo e ultimo grado di giustizia amministrativa, in cui veniva confermata la linea presa dal Comune di Pavia fin dai tempi della giunta di centrosinistra di Massimo Depaoli nel 2014. Ovvero quella volta ad ottenere una bonifica unitaria della ex Snia. Ma anche due comunicazioni inviate dal Comune alla società proprietarie del 32% dell'area la Giava e la Torino Uno. Atti formali in cui il Mezzabarba ha chiesto, dopo la sentenza del Consiglio di Stato di luglio , di riprendere l'iter per analizzare le aree di loro competenza. Attività che sono partite, ma ora sono ferme per il sequestro dovuto al ritrovamento di un cadavere ancora misterioso nelle scorse settimane. Il Comune di Pavia sarà rappresentato nelle nuove "puntate" processuali della vicenda dall'avvocato Alberto Fedeli di Milano, che già ha seguito il caso nelle precedenti cause. La Torino Uno è rappresentata dall'avvocato Umberto Fantigrossi, la Giava dagli avvocati Fabio Todarello e Diego Vaiano,la vicendaLa superficie da oltre 100mila metri quadrati della Snia dopo la dismissione iniziata nel 1979 è divisa tra vari proprietari. La quota maggiore, il 68%, è detenuta dalla società Borgosnia che però, attualmente, è in liquidazione: l'area è all'asta, non ci sono al momento acquirenti. Il rimanente 32% è suddiviso tra altre società: Torino Uno e Giava. Erano stati proprio gli amministratori di queste ultime due società a proporre una barriera idraulica limitata alla loro parte. Una richiesta già respinta in primo grado dal Tar e confermata dal Consiglio di Stato. Solo la Torino Uno ha fatto ricorso contro la sentenza del Consiglio di Stato, chiedendo un pronunciamento della Cassazione lamentando un problema tecnico di competenza giuridica da parte del Consiglio di Stato. Gli altre tre ricorsi, di entrambe le società, sono invece contro le richieste del Comune di Pavia. Le società comunque hanno ripreso in mano la pratica, non chiedendo la sospensiva delle richieste del Mezzabarba. È infatti appurato, per entrambe, che la barriera idraulica dovrà essere sull'intera area. Non a lotti. Le due società, che hanno acquisito le aree negli scorsi anni, lamentano però che l'inquinamento di falda e terreni è stato accertato a carico di un'altra società, la Snia Spa (attualmente in amministrazione staordinaria) . Un caso legato a doppio filo al nodo della costosa bonifica da almeno 20 milioni di euro: questa la stima per bonificare l'intera area di viale Montegrappa. I proprietari potrebbero rivalersi per barriera idraulica e bonifica, proprio sulla società accertata come responsabile dell'inquinamento.