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Negli ultimi dieci anni sono raddoppiate superando quota 600 per un valore di 53 e passa miliardi. È la giungla delle detrazioni fiscali. Che tanti governi hanno provato invano a disboscare e che dentro contiene di tutto, da cose intoccabili, come le spese sanitarie, ai soldi spesi per il veterinario o per capi di abbigliamento e parrucchiere se si lavora con la propria immagine. A farla breve ci ha pensato Draghi, che invece di star li a fronteggiare le proteste delle varie categorie ha inferto una sforbiciata progressiva delle detrazioni al 19% a partire da 120mila euro di reddito in su. Fino ad arrivare al totale azzeramento raggiunto il tetto dei 240mila euro, dichiarati da una ristrettissima cerchia di contribuenti. Esentate dal taglio riservato ai redditi alti solamente le spese mediche e quelle per il mutuo sulla prima casa. Ora per finanziare l'estensione della flat tax alle partite iva con redditi più alti e magari per dare anche una limatina anche al cuneo fiscale dei dipendenti, il Governo pensa di far partire il meccanismo introdotto da Draghi a partire dai 60mila euro di reddito. Anche perché, come anticipato dal titolare dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, i circa 30 miliardi disponibili saranno quasi tutti utilizzati per fronteggiare il caro bollette, mentre le altre misure «dovranno trovare copertura al loro interno». Per questo al riordino delle "tax expenditures" fa riferimento il rapporto sulle spese fiscali allegato alla Nadef, mentre ieri l'ipotesi di riduzione delle detrazioni è stata confermata dal sottosegretario all'Economia, il leghista Federico Freni. «È un'ipotesi allo studio, ho qualche perplessità personale che sia corretta quella soglia di 60mila euro. Secondo me dovrebbe essere un pochettino più alta». Per i ceti medi no, ma per i benestanti il fisco sarà più salato. --© RIPRODUZIONE RISERVATA