Meloni premier del "tacco e punta"

Sarà stato il viaggio a Bruxelles o, più probabilmente, una strategia messa a punto da tempo, fatto sta che al primo confronto con i vincoli di governo Giorgia Meloni si è tuffata nella realpolitik. Che in economia fa spesso rima con prudenza e moderazione. Giovedì, dunque, gli incontri con i vertici dell'Ue; ieri il primo consiglio dei ministri sui temi-chiave in agenda: gli aiuti contro il caro energia e l'impostazione della manovra economica per il 2023. Che cosa se ne ricava?Meloni sembra credere, come chiamarla?, nella politica del tacco e punta: con l'uno si frena, con l'altra si accelera. Al debutto, per esempio, hanno prevalso i provvedimenti forti (no rave, no vax) poi corretti. A Bruxelles e a Palazzo Chigi decisa è stata invece la spinta a non forzare la mano: contro il caro bollette si ricorrerà al tesoretto di una decina di miliardi lasciato da Draghi, più altrettanti presi nelle pieghe di bilancio; lo scostamento di bilancio di fatto ci sarà, ma compensato da qualche taglio nella spesa dei ministeri (spending review), dalla riduzione del superbonus edilizio e del reddito di cittadinanza e dalla crescita del Pil; di riforma delle pensioni si parlerà più in là, però si ovvierà alla scadenza della legge Fornero; salirà anche la quota di reddito autonomo a tassazione forfettaria (15 per cento) ma, pare, non ai 100mila euro che voleva Salvini.Mediazioni necessarie. La verità è che la missione a Bruxelles si è chiusa in pareggio. Meloni è stata accolta con simpatia ed è piaciuto il suo messaggio di fondo: non siamo marziani, non siamo qui per scassare tutto. Ha ottenuto il via libera a no ridurre il deficit di bilancio ma solo perché fortunatamente le cose vanno meglio e l'economia è cresciuta più di quanto si immaginava compensando i maggiori esborsi. Sul resto, invece, il muro di no è stato invalicabile. Il Pnrr che Meloni avrebbe voluto almeno adeguare non si può toccare, troppo pericoloso, al massimo si potranno rivedere alcuni progetti; impensabile anche che per l'energia si possa pensare a misure simili al Pnrr, mentre l'idea di un tetto al prezzo del gas è difficile da mettere in pratica; ferma anche la posizione sui migranti: l'Italia, dicono a Bruxelles, ne accoglie in percentuale molti meno di altri paesi che hanno dunque più bisogno di aiuti. E naturalmente si è insistito sull'impegno italiano a riformare il sistema e a controllare il debito pubblico che resta il convitato di pietra di ogni vertice italiano a Bruxelles e il massimo scoglio per ogni governo.Tacco e punta. Va bene, in fondo anche di questo è fatta l'arte di governo. Ma non può diventare una strategia di lunga durata, prima o poi bisognerà imboccare decisamente una strada o l'altra. E non sarà affatto facile, Meloni lo sa. Perché ogni scelta rischia di smentire gli impegni presi con l'Unione Europea; o di irritare alleati riottosi come Salvini che hanno in mente un'altra agenda; o di deludere gli elettori ai quali Giorgia potrà dare meno di quanto ha promesso in campagna elettorale. --© RIPRODUZIONE RISERVATA