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il caso/1Francesco MoscatelliSimona Buscaglia /MILANO«Di fronte al venir meno del rapporto di fiducia con il Presidente Attilio Fontana, annuncio la decisione di rimettere le deleghe di vicepresidente e di assessore al Welfare di Regione Lombardia». Una scelta che è «un forte segnale rispetto alle lentezze alle difficoltà nell'azione di questa amministrazione, che a mio avviso non risponde più all'interesse dei cittadini».Letizia Moratti era stata chiamata a Palazzo Lombardia dal centrodestra nel gennaio del 2021 per sostituire Giulio Gallera e per dare il suo contributo nella lotta al Covid. Se ne va ventidue mesi dopo criticando le ultime decisioni del neonato governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni sul reintegro del personale sanitario non vaccinato, sul condono delle multe ai no vax e rivendicando una «diversa sensibilità sull'importanza dei vaccini». Ma «la dottoressa», come la chiamano in Regione, sbatte il portone con la speranza di poterci rientrare nel 2023 come prossima presidente. Dopo mesi di tira e molla in cui ha ripetuto di essere «a disposizione del centrodestra» e che la candidatura alla successione di Fontana le era stata in qualche modo promessa, e dopo settimane di tensioni in cui sembrava che il governatore Fontana potesse toglierle le deleghe, è stata lei stessa a scrivere la parola fine al suo rapporto con Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia. Immediata la reazione dei suoi ex compagni di strada. Al suo posto è stato nominato assessore l'ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, già consulente della giunta per la campagna vaccinale, mentre le dimissioni di Moratti sono state bollate come tradimento. «È bizzarro che chi si voleva candidare con il centrodestra ora pensi di correre con il centrosinistra - le prime parole di Attilio Fontana, impegnato a Roma per un vertice con il ministro Roberto Calderoli -. Le contestazioni che mi fa la Moratti non le capisco, attendo spiegazioni. Mi dico che evidentemente hanno una ragione solo politica: si voleva candidare». Le persone vicine all'ex sindaca di Milano ed ex ministra dell'Istruzione la vedono in modo diverso. «Tanto tuonò che piovve» sintetizza un esponente del suo entourage, che ieri l'ha vista chiudere una riunione con i dirigenti regionali, dimettersi, lasciare intorno a mezzogiorno gli uffici al trentaduesimo piano di Palazzo Lombardia e poi tornare al lavoro, dopo pranzo, nei suoi uffici privati a pochi passi dal Duomo. Un pomeriggio dedicato a discutere con l'associazione «Lombardia Migliore» (primo tassello della nuova avventura) ma anche a rispondere ai numerosi messaggi di incoraggiamento o di rammarico, a cominciare da quello del presidente del Senato Ignazio la Russa «Altro che poltrone ministeriali, Olimpiadi o società partecipate di cui si è favoleggiato. Moratti non ha mai partecipato a nessuna caccia alle cadreghe. Infatti è stata l'unica che la cadrega l'ha lasciata davvero» prosegue il membro del suo staff. Un capitolo, insomma, si è chiuso. Cosa accadrà adesso? Chi ha parlato nelle ultime ore con «la dottoressa», oltre a descriverla come al solito molto determinata, la racconta intenta a ragionare su un laboratorio politico «aperto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà e capace di superare la dicotomia centrodestra-centrosinistra». Il progetto avrebbe tre punte: la società civile, il Terzo Polo di Azione e Italia Viva e ipoteticamente anche il Pd che «deve decidere cosa vuole fare da grande». Per ora, però, l'unico a fare un passetto avanti anche pubblicamente, è stato il leader di Azione Carlo Calenda. Italia Viva e Matteo Renzi tacciono, il sindaco di Milano Beppe Sala è scettico mentre il Pd si divide fra chi boccia l'idea tout court (come l'ex assessore milanese Pierfrancesco Majorino) e chi considera lo smarcamento di Moratti troppo tardivo per essere preso in considerazione. Il centrosinistra pare più orientato a costruire una candidatura unitaria con il Terzo Polo, ma idealmente anche con Sinistra Italiana ed Europa Verde, attorno al nome di Carlo Cottarelli o a quello del rettore uscente del Politecnico di Milano Ferruccio Resta. I Cinque Stelle, invece, correrebbero comunque da soli. I nodi potrebbero venire al pettine nel fine settimana: sabato Renzi e Calenda saranno a Milano per una manifestazione pro-Ucraina mentre domenica il Pd lombardo si riunirà in assemblea per decidere sul perimetro dell'alleanza e sulle eventuali primarie. Chi ha pochi dubbi sul fatto che Letizia Moratti sarebbe pronta anche a correre da sola sono gli esponenti di Lombardia Migliore, sigla lanciata quest'estate dal consigliere Manfredi Palmeri (oggi seduto nei banchi del centrodestra al Pirellone). In provincia stanno già scaldando i motori. «Nei prossimi giorni sapremo qualcosa ma vedo già il tentativo di screditare un personaggio autorevole come Moratti» dice Marina Paraluppi, coordinatrice bresciana. «Aspettiamo l'ufficialità della scelta della dottoressa Moratti - aggiunge Ivan Rota, ex deputato di Italia dei valori e responsabile organizzativo - io auspico che sia lei a guidare la Regione, ne avrebbe titolo e capacità». «Con la nascita delle case di comunità, Moratti ha dimostrato un'attenzione a tutto il territorio lombardo - spiega Luca Zanichelli, referente cremonese e sindaco di Rivarolo del Re -. In molti piccoli comuni manca ancora la banda ultralarga, oltre a grossi problemi nei trasporti. Sono servizi che vanno migliorati». La campagna elettorale, questa volta, sembra iniziata davvero. --© RIPRODUZIONE RISERVATA