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Il casoNiccolò Carratelli / RomaEvidentemente Giorgia Meloni non teme sorprese numeriche per la sua maggioranza a palazzo Madama. Dopo aver scelto 9 senatori come ministri, infatti, ne nomina altri 10 come viceministri o sottosegretari. In tutto 39 i nomi annunciati ieri, di cui quasi la metà in quota Fratelli d'Italia. A cominciare da quello di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario a Palazzo Chigi, dove si occuperà dell'attuazione del programma di governo. Poi, tra gli altri, Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, Maurizio Leo all'Economia, mentre alla Salute arriva Marcello Gemmato, responsabile sanità del partito e fermo oppositore del Green pass e dell'obbligo vaccinale anti Covid. Ma, al di là dei numeri, gli alleati (più Salvini di Berlusconi) non possono lamentarsi. Il leader della Lega si porta dietro come vice alle Infrastrutture il fidato Edoardo Rixi, che in pratica manderà avanti il ministero al posto suo, consentendogli di andare in giro a fare attività politica. Poi piazza un altro fedelissimo come Nicola Molteni al Viminale, a vigilare sull'operato del neoministro Matteo Piantedosi (ex capo di gabinetto di Salvini) su sicurezza e immigrazione. Da segnalare altri due ritorni: Lucia Borgonzoni alla Cultura e Claudio Durigon al Lavoro. Quest'ultimo inseguito dalle polemiche dell'Anpi, che ricorda come il senatore leghista dovette dimettersi dallo stesso incarico dopo aver proposto di cancellare a Latina il parco "Falcone e Borsellino" e reintitolarlo ad Arnaldo Mussolini. Dettagli, visto che l'altro vice di Salvini alle Infrastrutture è Galeazzo Bignami, famoso per essersi fatto fotografare vestito da nazista in occasione di un addio al celibato. E dire che in conferenza stampa la premier ha assicurato che il criterio è stato quello di «individuare le persone migliori per determinati incarichi, ovviamente facendo delle mediazioni». Come quella su Valentino Valentini, consigliere di politica estera di Berlusconi, tessitore dei suoi rapporti con Mosca, nuovo viceministro allo Sviluppo economico, non è chiaro se con la delega alle telecomunicazioni, che ovviamente fa gola al leader di Forza Italia. Il quale, d'altra parte, perde per strada tre nomi dati per favoriti fino all'ultimo: il coordinatore regionale in Calabria Giuseppe Mangialavori, considerato vicino a Licia Ronzulli, l'ex governatore Ugo Cappellacci, suo uomo in Sardegna e Paolo Barelli, capogruppo uscente alla Camera, legato ad Antonio Tajani, in pole come vice all'Interno. I primi due sarebbero rimasti fuori a causa delle resistenze di Meloni legate a vicende giudiziarie: dalle carte di alcuni processi calabresi sarebbe emersa una vicinanza di Mangialavori (mai indagato) a un clan'ndranghetista, mentre Cappellacci è a processo per corruzione e peculato. Forza Italia spunta, comunque, altre due caselle importanti, con Francesco Paolo Sisto che torna alla Giustizia come vice del ministro Nordio e Alberto Barachini, che si occuperà di Editoria da Palazzo Chigi. Dopo 20 anni torna al governo anche Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura. «Per me è un rinascimento - dice a La Stampa - ero il più adatto per fare il ministro, ma con Sangiuliano andremo d'accordo, siamo entrambi appassionati di Benedetto Croce». --© RIPRODUZIONE RISERVATA