El Alamein, 80 anni fa la disfatta dell'Asse I pavesi nell'inferno del deserto africano

Roberto LodigianiEl Alamein, la battaglia combattuta tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre di ottant'anni fa, segnò la svolta della campagna del Nord Africa, costringendo l'armata italo-tedesca a una ritirata che si sarebbe conclusa solo in Tunisia, preludio alla resa dell'aprile 1943. I reduci pavesiNell'inferno del deserto, costretti a combattere gli inglesi in condizioni di netta inferiorità, sia numerica che per quanto riguarda la disponibilità di mezzi corazzati, aerei e altro materiale bellico, si ritrovarono anche molti soldati pavesi. Tra coloro che riuscirono a cavarsela e a tornare, ci sono il colonnello Enrico Maretti, varzese, che comandava il reggimento carri della divisione Ariete e i paracadutisti Sisto Bodriti (di Pavia, mancato nel 1981), Dorino Tinivella (di Tre Re, Cava Manara) e Oreste Barbieri (di Borgo Priolo, morto a Voghera nel 2012). Citiamo solo alcune tra le tante storie dei reduci di guerra. Maretti era un ufficiale apprezzato dai suoi uomini e dagli stessi tedeschi che lo decorarono con la croce al merito: il feldmaresciallo Erwin Rommel, comandante dell'Afrika Korps, che disprezzava gli italiani (dopo averli catturati a migliaia durante l'offensiva di Caporetto) fece un'eccezione proprio per Maretti. Bodriti, Tinivella, Barbieri facevano parte della divisione Folgore, un'unità speciale creata per partecipare all'attacco a Malta, spina nel fianco dei convogli marittimi che trasportavano i rifornimenti nel Nord Africa; si era addestrata a Tarquinia e nell'estate del 1942 era pronta per dare il suo contributo all'operazione C5, l'invasione dell'isola a cui erano favorevoli gli alti comandi italiani e il feldmaresciallo nazista Albert Kesselring. Ma Rommel convinse Hitler, con cui aveva un filo diretto, a rinunciare all'assalto a Malta per privilegiare l'avanzata a est con obiettivo Alessandria d'Egitto. E la Folgore viene scaraventata nel deserto, da unità d'elite diventa "carne da cannone" gettata nella fornace di El Alamein, al confine tra Libia e Egitto. Qui vennero in realtà combattute tre battaglie: la prima a luglio, con l'inutile "spallata" di Rommel, la cui testardaggine costò all'Asse la perdita di enormi quantità di uomini, carri armati, aerei e preziosissima benzina; poi le due autunnali, scatenate da Montgomery, il cui esercito era stato enormemente rinforzato dagli aiuti americani. La Folgore dei tre parà pavesi, la Pavia, l'Ariete (che disponeva di carri M meno potenti degli Sherman e dei Lee-Grant britannici) si sfinirono nel mantenimento delle posizioni. Ai primi di novembre, "Monty" riuscì infine a scardinare lo schieramento italo-tedesco. Cominciò il penoso ripiegamento nel deserto, a piedi per tanti nostri soldati, l'Italia perse gli ultimi lembi delle sue colonie, e la resa in Tunisia spalancò agli Alleati (sbarcati nel frattempo in Marocco ed Algeria) le porte della Sicilia e del continente. --© RIPRODUZIONE RISERVATA