Il doppio passo di Biavati
Dopo di lui ci hanno provato in tanti. Ma ci sono riusciti in pochi: Cristiano Ronaldo e, qualche anno prima, Ronaldo detto il "Fenomeno", che ha giocato nell'Inter. E' più una mossa da portoghese o da brasiliano, perché loro cercano anche il "jogabonito", che non è soltanto calcio, ma intrattenimento. Invece, lui, nato in provincia di Bologna nel 1915, il calcio brasiliano non l'aveva mai visto. Per lui quel movimento era naturale: correva sulla fascia, doveva scartare il difensore, quindi muoveva il piede attorno al pallone, fingendo un tocco con il piede sinistro. Il difensore non se lo aspettava e si muoveva verso sinistra. Sbagliato, perchè lui toccava ancora la palla col destro e andava verso la porta. Lui è Amedeo Biavati, detto Medeo, esile, piedi piatti (giocava con appositi plantari), debuttante in A nel 1933, nel Bologna che "tremare il mondo fa". Biavati è stato l'inventore del "doppio passo". Adesso lo insegnano ai ragazzini nelle scuole calcio, provano a farlo in tanti, anche se richiede velocità massima. Dopo di lui ci ha provato Garrincha, altro brasiliano, ma di un'altra categoria, era storpio (una gamba ben più corta dell'altra), correva male ma calciava divinamente e giocava al fianco di Pelè. Biavati, dopo un anno al Bologna viene spedito al Catania in B e, tornato nella sua città, fatica a trovare posto in prima squadra. Poi riesce a sfondare e in rossoblu conquista lo scudetto 1936-37. Questo basta per convincere Vittorio Pozzo che lo convoca in Nazionale per i Mondiali di Francia del 1938. Vincono gli azzurri che schierano, in attacco, Silvio Piola e Peppino Meazza.Nel 1939 arrivano gli inglesi a San Siro, ancora arrabbiati per la vittoria azzurra. Vogliono darci una lezione. Sotto il diluvio, l'Italia sta perdendo 1-0 quando Biavati riceve palla; al limite dell'area ha davanti Eddie Hapgood, il più forte difensore inglese. Lo supera col doppio passo e va a segnare. Prima che la palla torni a centrocampo, il difensore ferma Biavati e va a stringergli la mano (la partita finisce 2-2 con un gol di Piola, si dice con un leggero tocco di mano). Ma arriva la maledetta guerra, il calcio si ferma. Biavati ha il tempo di tornare in Nazionale nel 1947 contro l'Austria e chiude la carriera nel Bologna nel 1948 (70 gol in 258 partite). Fra i suoi grandi estimatori, il regista Pier Paolo Pasolini, gran tifoso del Bologna. Pasolini, che aspirava a diventare un discreto calciatore, cerca di imitare Biavati quando è ancora studente del liceo. Prova il doppia passo ma non gli riesce. Finché si rassegna. "«l movimento di Biavati - dice - è pura poesia, dietro la sua stempiatura precoce, c'è un animo di artista».Finita la carriera, Biavati, nella parte di se stesso, partecipa al film "11 uomini e un pallone". Gli propongono di fare un Carosello per la pubblicità di un dentifricio, ma rifiuta. Ha in mente solo il calcio. Gira l'Italia come allenatore, conn poca fortuna. Poi torna a Bologna e scopre Giacomo Bulgarelli, il secondo idolo calcistico di Pasolini. Muore nel 1979, quando Cristiano Ronaldo e l'altro Ronaldo non erano neanche nati. --