Violenza di genere le parole per raccontare contro gli stereotipi
paviaNon può essere stata violentata perchè non era bella. Anche questa terribile motivazione figura sulla sentenza di una corte d'appello, che ha cancellato la condanna in primo grado di due giovani per violenza sessuale. Non è importante il luogo ma accade anche questo, ancora ai giorni nostri. Molto è stato fatto per combattere la subordinazione femminile (ma anche maschile in alcuni casi), tanto resta però ancora da fare sia nel mondo della giurisprudenza che in quello del giornalismo. E' quanto emerso ieri nel primo modulo formativo di aggiornamento professionale per i giornalisti dal titolo "Comunicare la violenza di genere: parole, immagini e implicazioni giuridiche della narrazione in cronaca", che si è tenuto all'aula Foscolo dell'Università. Particolarmente intenso è stato il laboratorio con analisi di alcune sentenze in materia, con estrema attenzione al linguaggio. Da brividi il caso esemplificativo proposto riguardo alla sentenza di una corte d'appello, in cui tre giudici (donna) hanno capovolto quella in primo grado del tribunale che aveva condannato due giovani per violenza sessuale su una ragazza peruviana. La ricostruzione della corte d'appello aveva puntato sulla mancanza di lesioni ed ecchimosi esterne, nonostante le lesioni vaginali e addirittura sulla presunta poco avvenenza della ragazza per cui non poteva destare interesse in un giovane. Stereotipi poi smontati dalla Cassazione. Previsto anche un secondo modulo (3 novembre dalle 10 alle 13), intitolato "Come si racconta la violenza di genere?". Le relatrici dei corsi sono Paola Rizzi e Marina Cosi della rete Gi.U.Li.A. (Associazione Giornaliste Unite Libere e Autonome), Ilaria de Cesare, assegnista di ricerca di Istituzioni di Diritto Pubblico, e Sara Martelli cultrice della materia in Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione all'Università. I corsi sono moderati da Silvia Illari e Maria Assunta Zanetti rispettivamente docente di Istituzioni di diritto pubblico al Dipartimento di Scienze politiche e e docente di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione. --Daniela Scherrer