Rifornimenti a singhiozzo e medicinali introvabili

Silvio Puccio / paviaMedicine che mancano o distribuite col contagocce. Farmacisti che setacciano i depositi dell'alta Italia pur di non dire al cliente che deve ripassare un altro giorno, perché al momento non c'è disponibilità. Per i motivi più vari: elevata richiesta, problemi produttivi e forniture discontinue. «Mi vanto di doverlo dire il meno possibile, ma carenze del genere capitano in ogni farmacia». Lo dice Roberto Braschi, titolare della farmacia Moderna. Dall'ibuprofene in sciroppo per bambini (come il Nurofen) fino alle bustine per il mal di stomaco ( il Gaviscon) la carenza riguarda farmaci per i malanni più comuni. «Il problema dell'approvvigionamento - aggiunge - è una piaga che va avanti da quando si è cominciato a parlare di liberalizzazioni in ambito sanitario. È diventata più seria con l'emergenza Covid e la crisi internazionale odierna: mancano le forniture di materie prime, oppure l'azienda non trova la plastica per le confezioni e così la produzione va a singhiozzo».Le carenze «In questi giorni sono arrivate dodici scatole di Nurofen ordinate quasi un anno fa - dice Giovanni Moretti della Farmacia del Bo - ma si tratta di uno scenario mutevole. Di recente abbiamo avuto problemi a trovare lo Xanax», ansiolitico prescritto per gli attacchi d'ansia. Racconti analoghi arrivano pure da altre farmacie: «Per ora si fa fatica a reperire il Gaviscon, scarseggia la materia prima - aggiunge Enrico Beltramelli, presidente provinciale di Federfarma - ma mancheranno all'appello almeno una quarantina di farmaci. Per fare un esempio, ho richiesto di recente un ordine da 1.800 euro. A stento sono arrivate medicine per trecento». Fluimucil, Moment in capsule, altre formulazioni di ibuprofene: sono alcuni dei nomi commerciali finiti nel lungo elenco di farmaci carenti che Aifa (agenzia italiana del farmaco). In certi casi la carenza sarebbe riconducibile a «elevata richiesta», «problemi produttivi» o «forniture discontinue», si legge nel documento dell'agenzia.Pur di non sguarnire i banconi, i farmacisti allungano la filiera della distribuzione: «Ogni giorno, due volte al giorno - conclude Braschi - mi interfaccio con almeno dieci magazzini dell'alta Italia. Da Pavia a Cremona, Brescia, Bergamo, Padova, Sanremo, Genova. E i costi aumentano con l'allungarsi della catena di distribuzione». Non è l'unico: «In un magazzino della Liguria ho trovato delle scatole di ibuprofene, il farmaco d'elezione per la cura dei sintomi Covid, irreperibile da altri parti - aggiunge Marco Branca, presidente provinciale dell'ordine dei farmacisti e titolare della farmacia Fapa - in questo siamo nelle mani delle aziende farmaceutiche». Che, come per altri settori, osservano il mondo da un punto di vista multinazionale: «I farmaci, come altri beni, sono entrati a far parte del mercato globalizzato - argomenta Daniele Bosone, direttore sanitario del Mondino e senatore fino al 2013 presente in commissione Sanità in un momento della vita politica italiana caratterizzato dal dibattito sulle liberalizzazioni - i centri di produzione si sono concentrati o trasferiti in altre regioni del mondo, seguendo la logica del minor costo. Un meccanismo non diverso da quello di altri settori, come l'industria tecnologica. E così basta che un centro produttivo vada in crisi per pregiudicare le forniture, distribuendo quelle che ci sono verso i mercati più profittevoli. Come per i vaccini, servirebbe una politica europea comune per garantire la distribuzione etica e non solo mercatistica dei farmaci». --