Vicepresidenze: intesa Pd-M5S Ai centristi restano solo le briciole

IL RETROSCENACarlo Bertini /Roma La cosa divertente è che mentre due personaggi legati dalle ragioni della politica, come Renzi e Calenda, litigano tra loro, altri due come Letta e Conte, incapaci di fare uno straccio di accordo politico, chiudono accordi sulle nomine. E si crea un asse Letta-Conte contro Renzi-Calenda. «Ma non c'è stato nesun inciucio con i grillini - si difendono i Dem - rientra tutto nella logica dei pesi parlamentari. Il primo e il secondo partito di opposizione parlano per trovare un equilibrio nei ruoli istituzionali». E questo mentre i sondaggi (come quello di Ghisleri) certificano numeri quasi appaiati tra le due forze e tra i Dem si diffonde il terrore del sorpasso ad opera dei 5Stelle. I leader delle tre opposizioni sono dunque impegnati nella lotta feroce per riempire caselle istituzionali d'ogni sorta. E di risulta, visto che le principali se le sono accaparrate i partiti di maggioranza. Trattasi di vicepresidenze delle Camere (che si traducono in uffici belli e spaziosi con due tre ambienti separati, nutrite segreterie, copiose indennità aggiuntive e prestigio nei propri partiti), di posti di questore (grande potere, accesso a tutti gli atti amministrativi dei palazzi e voce in capitolo su pensioni degli onorevoli e vita delle Camere) e di segretari d'aula (quelli che leggono il resoconto della seduta precedente accanto al presidente e controllano dall'alto i lavori). Di questo si parla e da questo accordo sembrano esclusi i terzopolisti: che oggi per protesta escono dall'aula quando si votano le vicepresidenze; e che però ricevono un invito al Nazareno dai Dem per parlare dei posti di questore e dei segretari d'aula. Sui vicepresidenti, i due ambasciatori di Pd e 5Stelle, Marco Meloni e Michele Gubitosa, grazie al terreno dissodato da Dario Franceschini e Stefano Patuanelli, trovano l'accordo, facendo infuriare Renzi e Calenda. Nella scheda, Pd e 5Stelle voteranno ognuno il proprio nome e quello dell'altro partito. Ovvero, alla Camera Anna Ascani per il Pd e Sergio Costa per M5S, al Senato Anna Rossomando per i Dem e Mariolina Castelloni dei 5Stelle. Ma trattano anche sul Copasir, che i Dem vorrebbero affidato a Lorenzo Guerini; e sulla commissione di Vigilanza Rai, per Riccardo Ricciardi, vicepresidente M5S. Posto che verrebbe preso da Patuanelli. Ma al Copasir e alla Vigilanza mira Renzi, che darà battaglia. Il primo passo delle nomine, ovvero i nuovi capigruppo, quelli della maggioranza lo risolvono in un batter d'occhio: al Senato, Fdi conferma Luca Ciriani, la Lega Massimiliano Romeo, Forza Italia nomina Licia Ronzulli per rimettere le cose a posto. Alla Camera resta Francesco Lollobrigida per Fdi, Riccardo Molinari per il Carroccio, mentre Fi indica Alessandro Cattaneo. Punto. I perdenti invece liquidano a modo loro la partita dei capigruppo. Alla Camera, il Pd conferma Debora Serracchiani, M5S vota Francesco Silvestri e Azione-Iv Matteo Richetti. Al Senato il Pd conferma Simona Malpezzi, il M5S indica Barbara Floridia e Azione-Iv Raffaella Paita. I Dem come sempre sono i più problematici: quando Enrico Letta annuncia la riconferma delle capigruppo uscenti e designa come vicepresidenti Anna Ascani e Anna Rossomando, si alza Andrea Orlando per dire «comprendo queste scelte ma non questo può diventare un metodo, abbiamo bisogno di radicalità nelle discussioni fondamentali, anche se creano dialettica interna». Tradotto, il partito si deve spostare subito a sinistra e queste nomine sono espressione di Letta, tranne Rossomando. Letta, la spiega così: «Avevamo soppesato sia il rinnovo per dare il segnale di una cesura, sia la continuità: e si è scelta questa, per rispetto del mio successore alla segreteria, che potrà scegliere se cambiare capigruppo o no. E questa squadra, garantisce un'opposizione intransigente alla destra e non crea problemi al congresso, la priorità per il nuovo Pd». Tutta la sinistra rumoreggia, Cuperlo dice che «la proroga di questi assetti è l'ennesimo patto correntizio di potere, un sistema che il congresso dovrebbe disarticolare». --© RIPRODUZIONE RISERVATA