Quei resistenti fucilati in castello ancora sangue vent'anni dopo
VIGEVANOLa mostra sullo squadrismo in provincia di Pavia si terrà al castello Sforzesco di Vigevano, luogo simbolo della persecuzione degli antifascisti. Qui, vent'anni dopo le violenze del biennio nero 1921-22, scorse altro sangue degli oppositori della Rsi, che si poneva in diretta continuazionecon il regime nato dalla marcia su Roma. Sabato prossimo, la commemorazione delle vittime precederà l'apertura della mostra. Ecco le loro storie (alle quali è stato dedicato un "docufilm" girato con i ragazzi del liceo ducale Benedetto Cairoli. Giovanni Leoni era nato a Macerata il 22 gennaio 1903. Si era trasferito a Vigevano nel 1932 e lavorava comei geometra dell'Ufficio tecnico del Comune; era anche capo dei vigili del fuoco. L'uccisione la sera del 20 ottobre '43 del milite fascista Mario Toso, avvenuta probabilmente ad opera di suoi commilitoni offrì il pretesto per fucilare Leoni, che già nel periodo seguito alla caduta di Mussolini, era stato individuato come antifascista e sottoposto a controllo di polizia; il 21 mattina venne prelevato dal suo ufficio, portato nel cortile del Castello e fucilato da tedeschi. Poi i fascisti saccheggiarono la sua casa, lasciando la vedova, Francesca Perego, con le due figlie, Luisa di 14 anni e Milena di 11 anni, nella più completa disperazione e indigenza. I fascisti arrivarono addirittura a sparare alla lapide apposta alla sua tomba. Salvatore Frasconà, nato nel 1921 a Leonforte (Enna) e residente a Ragusa, Giovanni Profili nato il 20 settembre del 1925 a Bevagna (PG), residente a Cassolnovo e Carlo Gazzo, nato il 3 settembre 1924 a Vigevano, facevano parte di una brigata partigiana della Val Strona agli ordini di Filippo Beltrami; Frasconà teneva il collegamento tra Vigevano e i resistenti di montagna; Gazzo, ferito era tornato in pianura, qui nuovamente ferito durante la cattura. Incarcerati a Vigevano, vennero fucilati il 6 ottobre 1944 nel cortile del castello. --R.lo.