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la storiaSandro Barberis / paviaL'area dell'ex Snia di viale Montegrappa è più vicina ad un rilancio, atteso da quasi 40 anni: «Sono convinto che con la prossima asta per la vendita di metà dell'area qualcosa si muoverà». A dirlo è stato il sindaco di Pavia, Fabrizio Fracassi, durante l'evento "L'alfabeto del futuro" nell'aula magna dell'università di Pavia. Insomma si aprono spiragli per il recupero di quest'area. «Il recupero delle vecchie are industriali è un obiettivo della mia amministrazione, vogliamo favorire quartieri sostenibili dove attirare persone nella nostra città» ha aggiunto Fracassi.La prossima asta per l'area Snia sarà il 1°dicembre, con base d'asta a 2,7 milioni. In origine il valore era di 6,4 milioni. In vendita non c'è tutta l'area, ma solo una larga parte. Resta però il nodo della bonifica, stimata in 20 milioni di euro e che secondo un pronunciamento giudiziario dev'essere effettuata sull'intera zona dismessa. In tutto l'area, lontana poche centinaia di metri dal centro di Pavia, è ampia 107.785 metri quadri.L'area Snia di Pavia attende un rilancio da 38 anni. Infatti è chiusa definitivamente dal 1984 quando si era fermata l'ultima produzione rimasta, quella del solfuro. Mentre la produzione principale, ovvero quella della viscosa rayon un filato a base di cellulosa, era terminata già nel 1979 per la crisi del settore. La produzione nell'area di viale Montegrappa iniziò a metà dell'800. Di fatto dal 1892 in poi l'attività si concentrò sul confezionamento della Viscosa Rayon. La Snia di Torino comprò la fabbrica pavese poi nel 1920, mantenendone la proprietà fino alla chiusura. Nel massimo della sua espansione a Pavia la fabbrica della viscosa dava lavoro a 1.200 dipendenti. Come detto però c'è il nodo inquinamento. I terreni, secondo l'ultima analisi, che risale però ormai ad alcuni anni fa e andrebbe rivista (le piogge possono aggravare le infiltrazioni degli inquinanti nella falda), sono avvelenati da diversi rifiuti chimici sversati nel terreno durante un arco temporale di decenni. La parte più complicata da bonificare riguarda le vasche di zolfo. Alcuni edifici sono stati demoliti ma le macerie sono rimaste sul terreno e ora sono da smaltire. Costi che si aggiungerebbero a quelli della bonifica dei terreni. Restano in piedi alcuni capannoni e una ciminiera, visibile da viale Montegrappa, strutture tutelate dalla Soprintendenza. In relazione ai costi della bonifica ci sarebbero alternative per ridurli, come il trattamento dei rifiuti sul posto realizzando a margine dell'area un'isola, magari piantumata, per il trattamento controllato. Il 1°dicembre comunque si tenterà una quarta asta, poi la parola passerà al giudice, che dovrà valutare la prosecuzione della procedura.--