Chiuse le indagini: «Adriatici ha ucciso per eccesso colposo di legittima difesa»

Maria Fiore / vogheraL'ex assessore leghista alla sicurezza di Voghera, Massimo Adriatici, ha sparato per difendersi, dopo essere stato aggredito dalla vittima, anche se la sua reazione è stata «non proporzionata all'offesa ricevuta». La procura di Pavia ha chiuso le indagini sull'omicidio del 39enne Youns El Boussettaoui, morto la sera del 20 luglio 2021 per una emorragia interna provocata dal proiettile esploso in piazza Meardi da Adriatici con una pistola Beretta calibro 21, con la contestazione di eccesso colposo di legittima difesa e non, come si aspettavano i familiari della vittima, con quella di omicidio volontario. pena dai 6 mesi a 5 anni Di fatto, è stata confermata l'iniziale ipotesi di reato formulata, il giorno dopo l'omicidio, dal pubblico ministero Roberto Valli. Una contestazione che condizionerà l'iter e la possibile conclusione del procedimento, perché Adriatici con questa accusa potrebbe anche patteggiare (la pena va dai 6 mesi ai 5 anni).Nel capo di imputazione che compare nell'avviso di conclusione delle indagini è contenuto, in forma sintetica, il ragionamento del sostituto procuratore Valli al termine delle indagini, durate oltre un anno ed eseguite anche con una ricostruzione in 3d della dinamica dell'omicidio. l'aggressione e la reazioneSecondo il magistrato, Massimo Adriatici, quella sera d'estate, fu «aggredito da El Boussettaoui con una violenta manata al volto che ne determinava l'improvvisa caduta a terra e la perdita degli occhiali che inforcava». L'ex assessore «esplose un colpo di arma da fuoco con la pistola Beretta» perché «costretto dalla necessità di difendersi dal pericolo attuale dell'offesa ingiusta» provocata dall'aggressione in corso del 39enne, «il quale gli si avvicinava ulteriormente chinando il busto verso di lui per colpirlo di nuovo». Lo sparo, però, partì perché Adriatici percepì in maniera errata il pericolo che correva, visto che la vittima era comunque a mani nude. La sua fu quindi, secondo il capo di imputazione, una reazione non proporzionata al pericolo, ma Adriatici agì per colpa, non in maniera volontaria. l'errore di valutazioneSull'errore di valutazione del pericolo da parte di Adriatici, ex poliziotto e per questo forse più in grado di altri di comprendere il reale rischio che correva, si era pronunciata anche la gip Maria Cristina Lapi nel convalidare gli arresti domiciliari dell'ex assessore.La giudice aveva parlato di «grave sproporzione tra azione e aggressione subita», valutata considerando le qualità professionali di Adriatici «dalle quali ci si doveva aspettare» un comportamento «proporzionalmente inverso rispetto alla condotta tenuta». Nello stesso documento la giudice aveva sottolineato come l'allora assessore avesse l'abitudine, come da lui stesso ammesso, di passeggiare tenendo in tasca o nella fondina una pistola con il colpo in canna.la ricostruzione virtualeLa chiusura delle indagini è arrivata un anno e tre mesi dopo la vicenda. Un tempo lungo che, per la procura, si è rivelato necessario per approfondire ogni aspetto del caso. Il pm Valli ha disposto due perizie balistiche e una ricostruzione in 3d della sparatoria, che è stata eseguita dal reparto della polizia scientifica di Roma. L'accertamento, che ora gli avvocati difensori di Adriatici potranno visionare, ha permesso di ricostruire il luogo teatro della vicenda, ma soprattutto la sua dinamica. I periti sono partiti dai filmati delle telecamere presenti in zona: una pubblica, in via Emilia, che ha ripreso Adriatici prima dello sparo, e una telecamera privata, dell'immobiliare di corso XXVII Marzo, che ha ripreso l'aggressione di Youns El Boussettaoui ai danni di Adriatici davanti al bar Ligure, qualche minuto dopo. Il momento dello sparo, però, è rimasto coperto dal muro del locale. Per ricostruire la scena del crimine, i periti hanno poi intrecciato i filmati con le testimonianze di tre persone presenti in piazza Meardi. --