Il calice amaro e quel silenzio di Liliana Segre

Paolo colonnelloC'è sempre una prima volta, anche a 92 anni, quando si pensa di aver visto e vissuto se non tutto, molto. «Ma guarda cosa mi capita nella vita...» è andata ripetendo Liliana Segre agli amici più stretti e ai figli. Per raccontare con che animo oggi la senatrice a vita più amata dagli italiani presiederà la seduta del Senato sedendo sullo scranno che le attribuirà per meno di 24 ore la presidenza dell'aula, basterà sapere che da oltre due mesi si è chiusa in un riserbo istituzionale rarissimo ormai nella politica nostrana: sentendo tutto il peso della responsabilità di ricoprire, sebbene per un tempo assai breve, la veste di seconda carica dello Stato. Solidale con le donne iraniane, dispiaciuta della caduta di Draghi, molto attenta ai cambiamenti politici, Liliana Segre si è imposta finora il silenzio di chi oggi avrà il compito di aprire la seduta del Senato con un discorso che, c'è da giurarci, sarà probabilmente il più seguito della giornata. Ispirato dall'articolo 3 della Costituzione, sull'uguaglianza tra i cittadini. Un discorso meditato a lungo, soppesato e riletto per non «essere colta impreparata», consapevole dell'eccezionalità del momento, della svolta a "destra" del Paese, della guerra angosciante che si svolge alle porte dell'Europa, della crisi climatica, della battaglia delle donne iraniane. Tutto sommato, un "calice amaro" che per il suo carattere riservato, per questo ruolo non voluto di "madre della Patria", a un certo punto avrebbe voluto allontanare da sé, stanca «di questa continua sovraesposizione». Ma Liliana è di una tempra eccezionale e ieri, alla buvette del Senato, intercettata dai giornalisti ha detto di «vivere molto tranquillamente» il momento, con tutte le emozioni del caso: «A volte accadono cose che davvero non ti aspetti». E il ricordo va alla sua adolescenza di ragazzina ebrea perseguitata dalle leggi razziali, internata nel campo di sterminio, rinata dopo anni di silenzio. Emozionata, ma padrona di sé: «Sono abituata ad essere me stessa. Quando sono entrata qui la prima volta nemmeno sapevo dove dovevo sedermi, questa volta ho provato anche la sedia e mi hanno messo un cuscino per la schiena». Sì, la vita a volte riserva sorprese incredibili. Il più delle volte insegna. Nel caso di Liliana Segre, restituisce: a noi la sua incredibile esperienza. A lei il privilegio di poter guardare ancora lontano. --© RIPRODUZIONE RISERVATA