Travolto e ucciso a 15 anni sotto accusa cinque amici

Maria Fiore / PAVIA«Quel giorno abbiamo perso tutto. Dal processo ci aspettiamo giustizia, anche se niente e nessuno potrà riportare indietro mio fratello, che era tutta la nostra vita». A parlare è la sorella di Amin Benelhamra, lo studente dell'Ipsia di 15 anni morto, il 16 agosto del 2020, in un incidente a San Martino Siccomario. Il giovane era in sella a un motorino condotto da Nicolò Paragnani, 21 anni, di San Martino. A distanza di due anni, la procura di Pavia ha chiesto il giudizio per i cinque giovani che erano rimasti coinvolti nell'incidente. Il motorino condotto da Paragnani, infatti, era stato urtato dalla Mercedes guidata da Fjorald Skenderi, 28 anni di Sannazzaro. Entrambi i conducenti dei due veicoli devono rispondere di omicidio colposo, ma l'automobilista è accusato anche di fuga e omissione di soccorso. La contestazione di non avere avvisato le autorità dell'incidente è rivolta però anche ai tre amici di Skenderi, che erano in macchina con lui. Oggi è prevista l'udienza davanti al giudice. gli amici nei guaiRischiano il processo anche Fabio Condorelli, 24 anni, di Sannazzaro, Bryan Palermo, 28 anni, di Sannazzaro, e Diego Vitale, 26 anni, di Sannazzaro (sono tutti e tre difesi dall'avvocato Paolo Montanari, mentre Paragnani è difeso da Francesca Quarto e Skenderi da Gaetano Abela). Dopo l'incidente il giovane che era alla guida della vettura, secondo la ricostruzione della procura, non si era fermato a prestare soccorso al ragazzo di San Martino.L'incidente era avvenuto, all'alba della mattina del 16 agosto, sulla strada provinciale 193, tra il rondò per Cava Manara e la ex statale 596 dei Cairoli. Nicolò Paragnani e l'amico Amin Benelhamra erano usciti dalla discoteca Caramelle di Sommo ed erano risaliti sul ciclomotore del 19enne per rientrare a casa. Avevano avuto il tempo di percorrere solo qualche centinaio di metri perché alle loro spalle era arrivata la Mercedes classe E guidata da Skenderi con a bordo tre ragazzi. Il motorino era stato travolto dalla vettura. Mentre il conducente del ciclomotore aveva riportato ferite lievi, il 15enne studente del'Ipsia era stato scaraventato a decine di metri di distanza dal punto dell'impatto e aveva riportato ferite gravissime. Era morto il giorno dopo al San Matteo. la fuga L'auto, secondo la ricostruzione dell'accusa, dopo l'incidente si era allontanata. Ai tre giovani che erano a bordo la procura contesta di non avere chiamato i soccorsi: pur non essendo alla guida dalla macchina avrebbero dovuto convincere l'amico a fermarsi e avvisare, in ogni caso, le autorità. Un obbligo previsto dalla legge. Devono per questo rispondere di omissione di soccorso, che è contestata anche all'automobilista. Paragnani, che era invece alla guida del ciclomotore, deve rispondere di omicidio stradale per non avere tenuto la moto in condizioni adeguate per circolare: il ciclomotore non aveva infatti la luce posteriore e questo aveva impedito all'auto, che arrivava da dietro, di scorgerla. la famiglia della vittimaOggi, all'udienza preliminare davanti al giudice, saranno presenti i familiari di Amin, parte civile con l'avvocata Anna Cicala. «Ci aspettiamo solo che emerga la verità - dicono -. Da quando Amin non c'è più in famiglia niente ha più senso. Contavamo molto su di lui, era il nostro futuro». --