Strage di Nizza, via al processo «Ma Voghera non dimentichi»

la storiaFabrizio Guerrini«Non andrò a Parigi per il processo, ma aspetto una sentenza che chiuda finalmente questa ferita nel cuore». Eliano D'Agostino è uno dei figli (l'altro è Massimiliano) di Angelo D'Agostino e Gianna Muset morti il 14 luglio 2016 sulla Promenade des Anglais, travolti e uccisi, insieme a altre 84 persone, dall' autocarro bianco, scagliato sulla folla dal tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, 31 anni, ucciso dalla polizia quella sera stessa. I due vogheresi sono tra le sei vittime italiane dell'attentato terroristico, tra i più gravi mai avvenuti, rivendicato dall'Isis. Oggi a Parigi si apre il processo per quella strage: si giudicheranno sette uomini e una donna, fra i 27 e i 48 anni: erano vicine a Lahouaiej-Bouhlel nel fornirgli il camion e le armi, compresa quella con cui fece fuoco mentre travolgeva la folla. Tre di loro, Ramzi Kevin Arefa, Chokri Chafroud e Mohamed Ghraieb, sono accusati di associazione per delinquere a scopo terroristico. Gli altri cinque, Maksim Celaj, Endri Elezi, Artan Henaj, Brahim Tritou e Enkeledja Zace, di traffico di armi. Brahim Tritrou, è ricercato. «Loro non ci sono più»Giuseppe D'Agostino, aveva 71 anni, dirigente della Ledeen da pochi giorni in pensione. Come sempre. anche nel luglio di sei anni fa, stava trascorrendo l'estate nella casa di Nizza con sua moglie, Gianna Muset, 68 anni. C'erano i fuochi del 14 luglio, la festa nazionale dei francesi, quella sera da vedere. La coppia vogherese esce di casa va sulla passeggiata di Nizza Alle 22,30 la loro vita si spezza. Iniziano ore terribili per i familiari: Massimiliano parte per la Francia, Eliano resta acasa a Lungavilla con i figli piccoli da seguire, insieme alla moglie Roberta. La terribile conferma che Giuseppe e Gianna sono morti, arriva con una telefonata quasi all'alba, dalla Farnesina. «Ogni anno, al 14 luglio, tranne questo per problemi in casa - racconta Eliano - andiamo a Nizza con gli altri familiari di quei morti. Sono ancora in contatto con le associazioni francesi. Grazie a loro avremo notizie continue sul processo: ci vorranno, mi hanno detto, dai tre o quattro mesi. Poi, con la sentenza, una parte delle nostre ferite si rimarginerà. Ma i miei non ci sono più». I familiari della coppia vogherese hanno ricevuto il risarcimento dallo Stato francese: lo Stato italiano, per ricorrere al fondo vittime del terrorismo, deve attendere la sentenza. Ma non è questione di risarcimenti, semmai di memoria. «Un anno dopo la strage - dice Eliano - il Comune di Voghera ha dedicato un giardino in via Garibaldi al ricordo dei miei genitori. Poi più nulla: nessuna cerimonia per quel nostro terribile 14 luglio. Forse la memoria di quel fatto sta svanendo». Eliano e Roberta a Retorbido, nel 2019, installarono una panchina dedicata alle vittime del terrorismo. Ora quella panchina è a Lungavilla in attesa di una nuova collocazione. Forse Voghera potrebbe "ospitarla". Uno spazio nei giardini forse c'è. Per non dimenticare. --